CEA-111 - "Muschio Matto"
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Gestione:



CEA e procedure:


Procedure di contenimento:

Rinchiudere CEA-111 in un barattolo ben chiuso è più che sufficiente, ma attualmente è chiuso in un contenitore a tenuta stagna e rinchiuso in una cassaforte.

Le precauzioni servono solo a garantire che nessuna causa esterna possa aprire il contenitore, dato che dall'interno CEA-111 non può fare assolutamente nulla per uscire.


Procedure in caso di CE:

CEA-111 non può evadere senza aiuto esterno. In caso di evasione, è necessario rintracciare immediatamente il colpevole o i colpevoli ed evitare a qualsiasi costo che possano liberare CEA-111.

In caso di rilascio nell'ambiente può bastare bruciarlo.


Descrizione fisica ed informazioni:

CEA-111 è un muschio in continua espansione che rilascia spore continuamente. Se si trova in una stanza chiusa o si è espanso per diversi ettari all'esterno, le sue spore possono essere visibili ad occhio nudo.


Abilità anomale:

CEA-111 è in grado di crescere su qualsiasi superficie e in ogni condizione, anche quelle ostili alla vita stessa. Man mano che si espande, rilascia continuamente delle spore che, se inalate, fanno perdere la ragione.


Aggiunte:


Addendum 111-A: Ritrovamento

L'anomalia è stata scoperta quando un gruppo di ricercatori si è accorto che un muratore, invece di riparare la Sede Saturno come gli altri, si limitava a entrare in una stanza e usciva solo per portare dentro secchi pieni d'acqua, riportandoli fuori vuoti. Uno dei ricercatori decise di indagare ed entrò nella stanza; uscì pochi minuti dopo senza dire una parola, ma iniziò a portare acqua dentro la stanza insieme al muratore.

Un secondo ricercatore decise di indagare, ma fece la stessa fine del primo.

Uno dei ricercatori prese alle spalle il muratore e lo sbatté contro il muro, ma non fece in tempo a dire qualcosa che gli altri due ricercatori, sotto l'influenza di CEA-111, presero il collega e lo riempirono di calci e pugni, per poi portarlo nella stanza, da cui uscì solo per cercare dell'acqua.

Il gruppo di ricercatori rimasti capì subito che qualcosa non andava e, proprio in quel momento, passava di lì C. Ciro Coppola.

Ciro, venuto a sapere della situazione, chiamò il suo sottoposto Mirko e gli chiese di entrare a indagare. Mirko entrò nella stanza e, dopo qualche minuto, uscì a cercare dell'acqua da portare nella stanza. Ciro chiese a Mirko cosa avesse visto, ma lui non dava risposta, così Ciro decise di prenderlo per le spalle e sbatterlo contro il muro. Mirko iniziò a urlare, portandosi le mani alla testa e strappandosi alcune ciocche di capelli. Ciro lo lasciò andare e, immediatamente, Mirko riprese a trasportare acqua.

Ciro prese del nastro adesivo e legò il suo telefono al petto di Mirko come se fosse una bodycam, mentre lui riempiva un secchio nel lavandino del bagno. Quando Mirko tornò a riempirlo nuovamente, Ciro prese il telefono e guardò la registrazione.

Dalla registrazione si vedeva chiaramente che l'aria era satura di spore e che tutta l'acqua portata nella stanza veniva buttata sulle pareti, una delle quali era piena di muschio.

Ciro non ci mise molto a trovare un deodorante e un accendino. Prese una maschera antigas, entrò nella stanza e iniziò a incendiare tutto il muschio. Immediatamente, tutti i sottoposti di CEA-111 corsero nella stanza e presero Ciro a calci e pugni, fino a buttarlo fuori.

Una volta lasciato Ciro fuori dalla stanza il muratore rimase di guardia alla porta, bloccando l'accesso a tutti tranne che ai sottoposti di CEA-111.

Ciro chiamò la sua squadra di supporto e ordinò di immobilizzare tutte le persone sotto il controllo di CEA-111. Poi rientrò nella stanza e finì di dar fuoco a tutto il muschio, tranne una piccola parte che rinchiuse in un barattolo, Ciro una volta uscito notò che sia Mirko sia i ricercatori infetti tornarono a comportarsi normalmente, diede il barattolo al primo ricercatore che vide, il Dr. Sane.

Successivamente il Dr. Sane consegnò CEA-111 al Dr. H. Thunder.

Infine, il Dr. H. Thunder chiuse CEA-111 nella cassaforte in cui è ancora tutt'ora contenuto.


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