Ciro al casinò
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Ciro aveva portato alla CEA un'ingente quantità di fondi. Tuttavia, essendo entrato da poco nell'organizzazione, molti dei suoi membri lo guardavano con diffidenza. Lo vedevano solo come l'ennesimo mafioso che cercava di riciclare denaro, con l'unico obiettivo di ottenere un ritorno economico personale. Questo clima di sospetto infastidiva Ciro, che desiderava essere riconosciuto non solo per il denaro che aveva portato, ma anche per il suo reale interesse nel sostenere e far crescere la CEA.

Decise quindi di dimostrare il suo impegno con azioni concrete. Nei primi mesi, si dedicò con impegno al lavoro ma non bastò, capì che doveva portare ulteriori fondi alla CEA, ma essere latitante costituiva un grande ostacolo. Non poteva farsi vedere in luoghi pubblici senza rischiare di essere arrestato, e compiere un'altra rapina ai danni del Vaticano era fuori discussione. Ciro sapeva di dover aspettare l'occasione giusta per fare un gran colpo.

Passarono alcune settimane, una sera, si trovò in mensa, in uno dei rari momenti di relax, a giocare a poker con alcuni membri dell'organizzazione. Seduti al tavolo con lui c'erano il dottor Forchetti, l'agente Fire, il dottor H.Thunder, e l'agente Liti.

Il primo giro cominciò. La tensione era palpabile.

Forchetti fece un call, lasciando 5 euro sul tavolo.

Fire, rilanciò di altri 5 euro, portando la puntata totale a 10.

H.Thunder. Dopo qualche istante, decise di stare alla call, limitandosi a chiamare la puntata senza rilanciare.

Liti, fece un fold senza troppe cerimonie, lasciando il gioco.

Ciro, con le sue carte in mano (un 7 di cuori e un 8 di fiori), sembrava rilassato, ma nella sua mente stava elaborando ogni mossa. Puntò 5 euro, chiamando la puntata dell'agente, mantenendosi discreto.

Il tavolo venne scoperto: un 6 di quadri, un 9 di cuori e un 10 di fiori. Ciro si trattenne dal mostrare emozioni, ma aveva appena centrato una scala.

Forchetti studiò le carte sul tavolo, poi fece check, mantenendo una calma apparente. Fire, invece, rilanciò di 10 euro. Non era una mossa avventata, e questo suggeriva che aveva in mano qualcosa di solido. H.Thunder, senza esitazioni, chiamò la puntata. Ciro decise di mantenere la calma e fece solo call, osservando attentamente i movimenti e i volti dei suoi avversari.

Il tavolo portò un asso di quadri. Forchetti fece nuovamente check. Fire sembrava considerare seriamente il suo prossimo passo, ma alla fine fece check, passando la palla agli altri. Anche H.Thunder fece check. Ciro sapeva di avere la mano vincente e decise di rilanciare di 10 euro.

Gli occhi degli altri giocatori si spostarono immediatamente su di lui. Forchetti, dopo un momento di riflessione, fece fold, mentre Fire, forse insospettito o forse spinto dalla voglia di sfidare, chiamò. Anche il dottore H.Thunder, senza tralasciare emozioni, chiamò la puntata.

Il tavolo rivelò un 4 di cuori. Ciro manteneva la sua calma apparente, ma sapeva che la scala era ancora imbattibile. Forchetti era ormai fuori, mentre Fire e H.Thunder sembravano incerti. Fire fece un check finale, seguito da H.Thunder.

Ciro decise di non rilanciare ulteriormente, ma lasciò che fossero gli altri a scoprire le loro carte. Fire mostrò una coppia di re, una mano solida ma non sufficiente. H.Thunder, invece, aveva una doppia coppia, con dieci e assi. Una mano pericolosa, ma non abbastanza per battere la scala di Ciro.

Con un movimento lento, Ciro rivelò il suo 7 e 8, mostrando la sua scala. Fire si irrigidì per un attimo, poi sorrise amaramente, riconoscendo la sconfitta. H.Thunder non fece una mossa.

Ciro incassò la vittoria del primo giro, guadagnando 50 euro con una puntata di soli 10. Non si lasciò andare a celebrazioni: sapeva che una vittoria troppo entusiasta avrebbe solo attirato ulteriore diffidenza.

Il secondo giro iniziò subito dopo. Questa volta Ciro aveva in mano una coppia di 8. Le carte sul tavolo erano più imprevedibili: un re di picche, un 3 di quadri e un 8 di cuori, garantendo a Ciro un tris.

Liti, che sembrava voler giocare in modo più aggressivo, rilanciò di 10 euro. Fire, chiaramente irritato dalla precedente sconfitta, chiamò senza pensarci troppo. H.Thunder, invece, decise di foldare, lasciando la partita, Forchetti lo segui. Ciro, con il tris in mano, fece solo call, attendendo il momento giusto per agire.

Il tavolo rivelò un altro re, dando a Ciro un full con re e otto. Fire rilanciando di 10 euro, ma Liti, che evidentemente non aveva nulla di sostanziale, fece fold. Ciro sapeva di avere una mano fortissima e decise di chiamare senza rilanciare.

Il tavolo portò un 5 di picche, ma non influenzò il gioco di Ciro. Quando arrivò il momento di scoprire le carte, Fire mostrò una coppia di donne, una mano decente ma insufficiente. Ciro, con il suo full, vinse ancora una volta, incassando altri 50 euro.

Ciro, con un investimento iniziale di soli 50 euro, era riuscito a portare a casa 165 euro in due giri.
la vittoria gli diede una convinzione, lui era il più grande giocatore di poker di tutti i tempi e in due giorni si organizzo per prendere tutti i soldi che aveva precedentemente fornito alla sede saturno, circa 200 mila euro e li mise in una 24ore, senza che nessuno se ne accorse.

Ciro era sicuro di sé come non mai. Dopo la sua vittoria a poker alla CEA, si era convinto di essere il re del poker. Con 200.000 euro in tasca e una fiducia smisurata, si diresse al casinò di Montecarlo, il tempio del gioco d’azzardo. Le luci scintillanti, il suono delle fiches che tintinnavano e il lusso ostentato degli altri giocatori lo riempivano di adrenalina. Quel luogo era perfetto per moltiplicare la sua fortuna.

Seduto al tavolo di poker, osservava i suoi avversari con attenzione, sicuro di avere il pieno controllo. Si trattava di una partita di alto livello, con professionisti del gioco provenienti da tutto il mondo. Tra loro c'era un uomo in completo scuro, con gli occhi gelidi e i movimenti quasi impercettibili: sembrava non perdere mai il controllo, un avversario temibile.

Il tempo passava e Ciro si sentiva sempre più sicuro. Aveva già accumulato una buona somma durante le prime mani, ma il vero colpo doveva ancora arrivare.

La Partita
Era il quinto giro di una lunga partita. Le carte distribuite lo fecero sorridere internamente: un 10 di cuori e un 10 di quadri. Non male, pensò. Puntò con disinvoltura, aspettando il flop.

Il tavolo rivelò un 10 di picche, un 7 di cuori e un 7 di quadri. Ciro non riusciva a trattenere un leggero lampo di eccitazione negli occhi. Aveva appena centrato un full: una combinazione quasi imbattibile. Fece check, nascondendo la forza della sua mano.

I giocatori rimasero prudenti, facendo piccoli rilanci, ma l’uomo in completo scuro, che fino a quel momento si era mantenuto conservatore, rilanciò pesantemente. Puntò una somma importante, quasi 20.000 euro. Gli altri giocatori, uno dopo l’altro, fecero fold. Ma non Ciro. Non avrebbe lasciato che quel momento gli scappasse. Era sicuro di avere la mano vincente.

Il tavolo portò un re di cuori. Ciro era tranquillo. Non cambiava nulla per la sua mano. Il full era saldo e la fiducia di Ciro era alle stelle. Rilanciò con audacia, aggiungendo 50.000 euro al piatto.

L’uomo in completo scuro lo guardò per un attimo, impassibile. Poi chiamò senza esitazione.

Il tavolo rivelò una donna di cuori. Ora le carte comuni erano: 10 di picche, 7 di cuori, 7 di quadri, re di cuori, donna di cuori. Nulla poteva battere il suo full, pensava Ciro. Sentiva il cuore battere più forte mentre vedeva il piatto gonfiarsi. Erano in gioco quasi 200.000 euro, e lui era convinto che fossero già suoi.

Ciro decise di spingere al massimo. Rilanciò con tutto ciò che aveva: 130.000 euro.

L’uomo in completo scuro lo guardò senza mostrare emozioni. Per un istante, il silenzio nella sala diventò quasi insopportabile. Poi, con una calma glaciale, fece call, mettendo a rischio una somma astronomica.

"Mostra le carte," disse il croupier con una voce calma.

Ciro si trattenne a stento dal sorridere. Con un gesto teatrale, girò le sue carte: un full di 10 e 7. Era sicuro di aver vinto. Era impossibile che qualcuno potesse avere una mano migliore.

Tuttavia, l'uomo in completo scuro non si scompose. Lentamente, con la stessa precisione con cui aveva giocato tutta la sera, girò le sue carte: un asso di cuori e un re di picche.

Ciro sentì un improvviso vuoto nello stomaco mentre realizzava cosa stava succedendo.

Aveva una scala reale.

Le carte sul tavolo: 10 di picche, re di cuori, donna di cuori, asso di cuori e 7 di cuori. La combinazione perfetta per la scala reale, la mano più forte nel poker.

Il cuore di Ciro sprofondò mentre il croupier annunciava con calma: "Scala reale." L’uomo in completo scuro rimase impassibile, come se la vittoria fosse stata scontata. Ciro si sentiva incredulo: il suo full, che pensava invincibile, era stato schiacciato dalla mano più rara e devastante nel poker.

In un istante, i 200.000 euro che Ciro aveva faticosamente accumulato se ne andarono, scomparendo tra le mani di quell'uomo senza volto. Il suono delle fiches che venivano raccolte sembrava quasi una beffa, un colpo di grazia che metteva fine a quella che, solo poche ore prima, Ciro aveva immaginato come la sua ascesa definitiva nel mondo del gioco.

Montecarlo, con tutte le sue luci scintillanti e il suo lusso opprimente, sembrava ora un luogo freddo e distante. Ciro si ritrovò a fissare il tavolo, la consapevolezza della sconfitta pesando come un macigno. Il sogno di moltiplicare la sua fortuna si era trasformato in un incubo, e con esso la sua sicurezza incrollabile era svanita.

Ciro si ritrovava con solo poche centinaia di euro nel portafoglio. Non ebbe nemmeno il tempo di farsi prendere dal panico che la sua mente iniziò a vagare su cosa la CEA avrebbe fatto con lui, una volta scoperto che aveva perso tutto a poker. Uscì dal casinò in uno stato di disperazione, camminando senza meta per le strade di Montecarlo. Il lusso e la bellezza del posto sembravano schernirlo, mentre accendeva una Marlboro dopo l’altra, fumandone venti in due ore. Era in cerca di una via d’uscita, di una soluzione, di qualcosa che lo facesse riprendere dal baratro in cui si era cacciato.

Dopo quelle due ore di vagabondaggio e fumo, finalmente ritrovò un briciolo di calma. Il caos interiore si placò e una convinzione oscura riaffiorò nella sua mente.

"Io sono Ciro Coppola," disse tra sé e sé, "sono già morto una volta e sono rinato più forte. Posso riprendermi da questo. Posso uscirne con 20 milioni."

Con rinnovata determinazione, Ciro rientrò nel casinò con passo sicuro. Il fracasso delle slot, il tintinnio delle fiches, e il chiacchiericcio dei giocatori lo avvolsero nuovamente, ma stavolta si sentiva pronto. Si diresse verso il tavolo della roulette e, con la sua solita capacità di osservare i dettagli, notò un giovane uomo. Era chiaramente alla sua prima esperienza in un casinò, e l’eccitazione che gli brillava negli occhi gli ricordava la sua stessa follia di poche ore prima. Il giovane giocava con entusiasmo, vincendo alcune manche e attirando l'attenzione dei presenti.

Ciro osservò per un po’, scrutando ogni mossa del ragazzo. Quando vide che il giovane stava per dirigersi al tavolo da poker, Ciro lo fermò. Lo guardò negli occhi con serietà, la voce carica di una gravità che solo chi ha toccato il fondo può trasmettere.

"Non sperperare tutto come ho fatto io," gli disse con tono solenne. "Esci da uomo libero, non da debitore."

Il giovane, forse colpito dall'intensità di quelle parole o forse solo spaventato dal modo in cui Ciro lo fissava, accettò il consiglio. Si voltò, ringraziando Ciro con un cenno, e si allontanò dal casinò, i soldi ancora al sicuro nelle sue tasche.

Ma per Ciro, quella gentilezza era solo un preludio a qualcosa di molto più oscuro. Una volta fuori, con un gesto amichevole, lo invitò a mangiare qualcosa. Il giovane, ancora incerto e sospettoso, esitò. Ciro però non gli diede il tempo di riflettere. In un attimo, lo afferrò con forza e lo trascinò in un vicolo oscuro, lontano dagli occhi indiscreti.

Lì, senza alcuna esitazione, lo spogliò, lasciandolo in mutande. Dal suo taschino estrasse quattro grammi di cocaina, portati da Aosta con l’intenzione di festeggiare una vittoria che non si era mai concretizzata. Glieli gettò accanto, come una sorta di macabra ricompensa per la sua ingenuità, e lo abbandonò lì, riverso sul marciapiede, lasciando che l’eccesso di droga facesse il suo corso.

Ciro lo guardò un’ultima volta, poi, con l’indifferenza di chi ha già perso tutto, si voltò e tornò al casinò. Questa volta, però, non era con pochi spiccioli: aveva appena rubato 20.000 euro. Una somma che, nella sua mente distorta, sarebbe stata il suo nuovo inizio.

Ciro entrò nuovamente nel casinò con una calma innaturale, il volto impassibile, ma dentro di sé ribolliva di determinazione e rabbia. Il suo obiettivo era chiaro: riprendersi tutto, moltiplicare quei 20.000 euro rubati fino a farli diventare una fortuna. Si avvicinò alla roulette, uno dei giochi più imprevedibili del casinò, e con un'aria sicura posò una somma cospicua sul tavolo.

Il primo giro fortunato di roulette
Ciro fissò la ruota, come se il suo sguardo potesse guidarla. Senza esitazione, puntò 10.000 euro sul rosso. La pallina iniziò a girare, mentre il cuore di Ciro restava impassibile. Altri giocatori, nervosi o eccitati, trattenevano il respiro, ma lui restava immobile.

La ruota rallentò, e la pallina saltellò tra i numeri fino a fermarsi su il 16 rosso.

Ciro non batté ciglio mentre la croupier annunciava la sua vittoria: il piatto era raddoppiato. Ora aveva 30.000 euro. La tensione che lo aveva accompagnato per ore sembrava scivolare via, sostituita da una fiducia crescente. Ma non era il momento di fermarsi.

Il secondo giro di roulette
Incoraggiato dalla vittoria, Ciro alzò ancora la posta. Questa volta puntò 15.000 euro sul numero 17. Una scelta apparentemente avventata, ma nella mente di Ciro, ogni mossa era calcolata, guidata da una forza che sentiva dentro. Il croupier fece girare di nuovo la ruota, e la pallina cominciò la sua danza imprevedibile.

Ciro la fissava con occhi di ghiaccio, come se sapesse già il risultato. La pallina rimbalzò, sfiorando numeri che avrebbero potuto segnare la sua sconfitta, ma alla fine si fermò sul 17 nero.

Il tavolo si ammutolì. La vincita era clamorosa: 525.000 euro.

Ciro rimase freddo, senza lasciare trapelare alcuna emozione. Aveva recuperato più di quanto avesse mai immaginato, ma sapeva che la roulette era solo l’inizio. Il vero obiettivo era tornare al tavolo da poker, dove tutto era iniziato.

Con il cuore calmo ma la mente affilata come un rasoio, Ciro tornò al tavolo del poker. Gli avversari, gli stessi che lo avevano visto perdere tutto, lo guardarono con curiosità mista a sospetto. Tra loro c'era ancora l'uomo in completo scuro, colui che aveva vinto i suoi soldi con la scala reale. Ma stavolta Ciro era diverso: la paura e l'incertezza non lo accompagnavano più. Ora era un uomo determinato a tutto.

La prima mano fu complessa. Ciro aveva in mano un 9 e un 5 di cuori, carte mediocri. Il flop portò un 3 di fiori, un 8 di cuori e un 4 di picche. Niente di eccezionale. Gli altri giocatori sembravano più sicuri, rilanciando in modo aggressivo. L'uomo in completo scuro, stavolta più cauto, puntò 70.000 euro.

Ma Ciro non si lasciò intimidire. Con sguardo freddo, rilanciò di 100.000 euro. Il suo bluff era spietato, ma la determinazione che irradiava dal suo volto era sufficiente a gettare il dubbio tra gli altri giocatori. Uno ad uno, fecero fold, incluso l'uomo in completo scuro. Ciro raccolse il piatto: altri 150.000 euro.

La seconda e ultima mano

La seconda mano fu quella decisiva. Ciro ricevette in mano un asso di picche e un 2 di fiori. Una mano debole, ma la sua fiducia ormai era incrollabile. Il flop portò un asso, un 10 e un 7, dandogli una coppia di assi. Non eccezionale, ma sufficiente per alimentare il bluff.

L'uomo in completo scuro rilanciò ancora una volta, spingendo 200.000 euro sul tavolo, sicuro di avere una mano forte. Gli altri giocatori si tirarono indietro, lasciando solo lui e Ciro. L'aria era elettrica. Ciro, senza esitare, guardò negli occhi il suo avversario e rilanciò 300.000 euro.

Un silenzio pesante cadde sul tavolo. L'uomo lo fissava, cercando una traccia di debolezza nel suo volto. Ma Ciro non mostrava nulla. Era impenetrabile, un muro di determinazione e gelo. Alla fine, il completo scuro fece ciò che nessuno si sarebbe aspettato: fece fold.

Ciro scoppiò a ridere internamente, sapendo di aver vinto con una mano debole, bluffando fino all'ultimo. Raccogliendo le fiches, capì di aver raggiunto il suo obiettivo. Uscì dal tavolo da poker con un totale di 775 000 euro, una somma che lo faceva sentire invincibile.

Ciro uscì dal casinò di Montecarlo con una scarica di adrenalina mai provata prima. Il suo cuore batteva forte, non solo per la vittoria, ma per il trionfo psicologico che sentiva di aver raggiunto. Era riuscito a risalire dal baratro più profondo, aveva ribaltato la sua sorte e, soprattutto, aveva dimostrato a se stesso che poteva farcela contro tutto e tutti.

Con passo sicuro, tornò alla sede Saturno, la base operativa della CEA, muovendosi come un’ombra. Era notte fonda e l’edificio era silenzioso. Nessuno lo vide entrare dove erano custoditi i fondi della CEA, dove rimise i 200.000. Ma non finì lì.

Il giorno successivo dalla valigetta 24 ore tirò fuori i 500.000 euro in più aggiungendoli pubblicamente al fondo della CEA senza dare spiegazioni. Non disse una parola su dove avesse trovato quei soldi, e nessuno gli chiese mai i dettagli.

Da quel giorno, qualcosa cambiò nella percezione che gli altri avevano di lui. Fino a quel momento, molti lo avevano visto solo come l’ennesimo mafioso che cercava di guadagnare dalla situazione, di fare profitti per i propri interessi.
Cominciarono a circolare voci, mormorii nei corridoi della sede. "Forse Ciro non è solo un criminale interessato al guadagno facile," dicevano alcuni. Altri, più scettici, scuotevano la testa, ma anche loro iniziavano a considerare l’idea che Ciro fosse davvero interessato alla CEA.

Forse, pensavano, c'era qualcosa di più profondo nelle sue azioni. Forse, e questo era un grande forse, Ciro non era solo un uomo mosso dalla brama di denaro. Forse, FORSE, iniziava a interessarsi davvero alla CEA, e ai suoi obiettivi. Quella somma incredibile che aveva donato senza chiedere nulla in cambio, senza vantarsi, senza pretendere favori, faceva sospettare che dietro la maschera del duro potesse esserci una lealtà nascosta.

Quel giorno segnò l'inizio di un cambiamento. La figura di Ciro cominciò a trasformarsi. E mentre il suo passato oscuro continuava a pesare come un’ombra su di lui, sempre più persone iniziarono a guardarlo con occhi diversi.

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