Siete stati mai in un progetto di gruppo?
Mi ricordo ancora quando, da bambino, la maestra ci riuniva in gruppi di tre per assegnarci quel compito così tanto importante che richiedeva una squadra! Per molti era una gioia riunirsi con i propri amici per lavorare e completare l'insormontabile impresa che era fare una presentazione sui numeri primi. Fin dal principio, ci raccontavano come questa esperienza doveva mirare a farci comprendere meglio i vantaggi di lavorare in gruppo e di come questo ambiente sarà proprio quell'ambiente che incontreremo quando saremo stati più grandi.
Per molti era una gioia; per me: una tremenda fonte di ansia.
Non ero il più sveglio, non ero il più lento, ma sempre consegnavo i miei compiti in tempo.
Lavorare in gruppo sempre è stato un peso; c'era sempre quello che non faceva mai la sua parte del lavoro… quello che faceva tutto e si lamentava… l'artista, lo scrittore, il secchione, il capo gruppo, il popolare, il carismatico… io ero solo io. L'unica cosa che mi importava era consegnare il compito e sperare che la maestra non ne assegni un altro per la prossima metà dell'anno.
Continuai la mia vita spingendo attraverso elementari, medie… superiori… nulla cambiò.
In qualche modo: sono finito qui. Tutto è passato troppo velocemente; sono incastrato in un edificio abbandonato per mia volontà a ricercare qualcosa superiore a me. Questo sarebbe stato sufficiente. L'inganno? Non sono da solo.
Nulla è mai cambiato.
Il lavoro è aumentato, ma nulla è davvero mai cambiato. Adesso non ho più una maestra a capo, solo qualche direttore prepotente che demanda carta scritta a cambio di altra carta scritta; ma che me ne posso fare dei soldi se non li riesco a spendere come voglio?
Non che siano abbondanti; io sono messo meglio di altri… ma la "maestra" continua ad assegnare progetti in gruppo; e quando gli consegno: un altro; e quando lo consegno di nuovo? Un altro.
Odio quest'ambiente, ma almeno ci sono delle persone che lo rendono sopportabile.
Non tutti i lavori sono perfetti, ma questo è il mio, ed è tra i più unici del mondo… o almeno credo.
Nonostante tutto, oggi è una bella giornata.
CEA-028 non si è ancora svegliato: questo mi da' un po' di tempo per rimanere un paio di minuti da solo in mensa. Non sembra molto, ma qui tutti si conoscono: anche se siamo in pochi, c'è sempre qualcuno pronto a lanciare qualche parola di troppo.
Il silenzio qui è un lusso che si paga in sfortuna: c'è sempre qualcosa che deve far rumore qua dentro… anche se gentile, il silenzio porta solo a cattive notizie. Oggi n'è un esempio.
Il silenzio è un invitato ingrato: arriva desiderato, lascia il regalo, e corre via. Il regalo, stamani, è il rumore di due uomini che, decisi, forse anche un po' stanchi, decidono di far iniziare il mio lavoro leggermente prima di quanto sperato.
Gli rivolsi lo sguardo, e loro presero parola:
<Buongiorno dottore! Ha sentito della notizia? Un nuovo CEA è stato recentemente trasferito in loco.>, disse il primo, seguito dal secondo: <Stavamo discutendo riguardo ai suoi poteri, vuole unirsi?>
<No>, risposi cordialmente, <Sono in pausa>
<Non tutto dev'essere lavoro, dottore. Qual è il bello di avere super umani contenuti se non puoi nemmeno chiederti cosa siano capaci di fare?>
<Non è un superumano. È un ragazzino e già sono al corrente di quello che sa fare.>
I due uomini si guardano e, davanti a me, all'unisono realizzano… che oggi non avrei avuto quella pausa.
<Ma quindi sei tu il supervisore! Ma allora dicci, dicci: cosa abbiamo intenzione di fare? >
<Abbiamo già letto il primo stampato dell'articolo>, rispose l'altro uomo, <Alcune cose sono un poco vaghe, abbiamo un paio di domande da farle>.
Infastidito, mi chiedo se davvero ne vale la pena metterci a parlare di questo in un momento a me tanto importante. Mi mangio la foglia e mi fingo il dottore professionale che non sono; rispondo:
<Volentieri. Avete trovato qualcosa che non va?>
<Nel testo c'è scritto, e cito: "Si può muovere liberamente". Tipo: cammina o nuota all'interno del liquido?>
<Può fare entrambi, effettivamente. Capisco la confusione, aggiungerò una nota che lo specifichi.>
<Ok, grazie dottore… poi, in che senso non può uscire dal contenitore? Tipo, se lui spingesse abbastanza sulla parete non potrebbe creare una bolla lui così da… sa, muoversi in giro?>
<Le pareti sono a lui solide ed inamovibili secondo ai pochi test che son riuscito a fare… appena finisco di ricevere informazioni, aggiornerò l'articolo e voi sarete liberi di verificare le vostre domande a piacimento>
<Dottore!>, interruppe l'altro uomo, <Ho capito che c'è da aspettare i test ma l'articolo è proprio incompleto. Abbiamo visto il suo log con l'anomalia e… basta, c'è solo quello>.
<Ben detto>, aggiunse il primo, <Non sappiamo nemmeno da dove arriva l'anomalia, che profilo abbia… Insomma, scusi l'irruzione, ma le informazioni sul CEA sono praticamente inesistenti…>
<Poi, scusi se interrompo ma: Dr. Wer, come avete trovato CEA-028?>
La domanda mi distrugge.
Siete stati mai in un progetto di gruppo?
Mi ricordo ancora quando, da bambino, la maestra ci riuniva in gruppi di tre per assegnarci quel compito così tanto importante che richiedeva una squadra! Ma non una squadra qualunque, la tua squadra. La stessa con cui condividerai ore di lavoro e concordanza, la stessa a cui aiuterai e verrai aiutato… tutto questo, in teoria. Vedete, lavorare in gruppo sempre è stato un peso: c'era sempre quello che non faceva mai la sua parte del lavoro… quello che faceva tutto e si lamentava… l'artista, lo scrittore, il secchione, il capo gruppo, il popolare, il carismatico…
Ma se non dovesse essere per forza un peso?
Ero qualche mese più giovane all'epoca, girando per le strutture. Non sapevo ancora bene cosa volevo fare… guardavo gli altri ricercatori come colleghi da sopportare.
È vero, sempre sono esistite eccellenze tra i siti: dottori venerati come statue di marmo o disprezzati come tuoni in piena tempesta: tanto brillanti quanto rumorosi. Ma con nessuno di questi ho trovato conforto nel lavorare in squadra.
In cerca di fortuna, mi misi ad avventurarmi verso un nuovo campo, aperto da qualche settimana, per studiare una nuova anomalia. Il Campo Venere era diverso dagli altri siti: era piccolo, modesto, con solo una anomalia a cui pensare e non troppo lavoro da sopportare. Non mi è dispiaciuto lavorare lì; il personale era cordiale e comprensivo. Persino parlare con l'anomalia era piacevole. Nonostante l'incarico posto, lavorare là dentro sembrava per me una piccola vacanza.
Mi sentivo a casa.
Mi sentivo parte di qualcosa.
In questa parte della mia vita, almeno personalmente, lavorare in gruppo sembrava più tollerabile rispetto alle sedi centrali. Non capivo cos'era successo. Non nuotavamo nel lusso e sempre c'era qualche problema da risolvere, ma noi ricercatori sapevamo sempre cosa fare e come farlo; e lo facevamo con allegria! Anche senza soldi, sempre ci riunivamo per svolgere attività ricreative o semplicemente parlare col CEA. Era la prima anomalia di cui ho sentito parlare con rispetto; e questo mi manca…
Come!? Come fai a dignificare un mostro come un CEA!? Come fai a convincere questi uomini, che trattano con figure sovrumane tutti i giorni, a riunirsi assieme non per profitto, ma per il bene di un essere così diverso da loro?
Non trovai nessuna risposta leggendo il suo articolo.
Lavorando lì, ero infastidito della poca cura riservata dalla CEA del campo; quindi: con troppe domande in bocca e poco coraggio tra le gambe, chiesi colloquio con Dr. Zip:
<Mi spiace, i soldi che ci arrivano sono questi… mi creda; potessi fare di più, lo avrei già fatto. Ma hey! Non disperate, se continuiamo così, c'è voce che ci daranno altre guardie!>
Mi sentì preso in giro. Alla CEA non importiamo! Non ci servono altre guardie! C'è un uomo che vive e respira qua dentro, dovremmo portarlo nelle sedi centrali, dove ci sono i soldi; non lasciarlo intrappolato in un campo per il resto della sua vita col rischio che lo scoprano!
Dopo un po'… non mi sentì più un membro di una squadra… ma solo un altro umano da contenere. L'ambiente, da accogliente e caloroso, mi divenne l'immagine di un gruppo di ricercatori che solo cercavano di fare del loro meglio per sopravvivere. L'ammirazione che avevo verso il personale si trasformò in empatia… e poi in miseria.
Erano felici con niente. Non gli importava della situazione in cui erano. Tutti lavorerebbero molto meglio se solo gli venisse dato un poco di più.
Provai un ultima manovra disperata e scrissi al supervisore. Gli chiesi colloquio, se c'era qualcuno capace di capire la mia frustrazione era lui! Il capo ricercatore in persona: "Dr. Red"
Mi avvertirono di non farlo. A lui non piace perdere tempo.
…
Lui accettò.
Ci incontrammo passeggiando per la villa abbandonata che era Campo Venere; non la mia prima idea di colloquio, ma me la feci passare per buona. Non che avessi avuto molte pretese… gli orari sono stretti e ogni luogo senza troppe orecchie era più che sufficiente. Volevo fosse una cosa veloce: dentro, e fuori; né io né lui avevamo tempo per questo genere di cose… cercavo in lui un alleato, un mentore, un amico su cui fidarmi.
Prima dell'incontro: ricordo che ho passato ore a pensare a questo momento:
<Dritto al punto: non devo perdermi in dettagli. Miglior razioni, un team di meccanici in più…>
<Se non mi faccio ascoltare ora non mi ascolterà mai più…>
<Devo parlare con sicurezza e convinzione, io so quello che sto facendo… ce la posso fare.>
Mi stressavo: se non avesse funzionato con Dr. Red, sarei sicuramente dovuto andare dall'amministratore del sito… e se anche lui non avesse accettato? Non era possibile. Doveva andare tutto liscio.
Raccattai tutte le informazioni che potevo, ero pronto per parlare.
Non era la prima volta che ci incontravamo. Ci salutammo, ci facemmo le solite domande di cortesia. Quando finalmente finimmo per parlare di lavoro; sapevo che era il mio momento di menare: e menare duro:
Iniziai con una raffica di lamentele, sbraiti, brontolii, proteste e reclami. Ero indomabile.
Parlai del personale, della mancanza di fondi, della gestione del CEA… feci commenti sull'amministrazione, sui superiori: gli dissi persino delle nuove guardie.
Parlai per mezz'ora; Dr. Red insaccò tutti i miei colpi, ascoltando in silenzio mentre parlavo, pesando ogni mia parola…
Mi sfogai.
Una volta stanco, e senza più parole a cui dare fiato, rimasi a guardarlo in attesa di qualche confronto: un approvazione; un commento; qualcosa!
Egli ridacchio tra sé e sé; con mezza guancia alzata, il braccio piegato, e mano a borsetta1 mi guardò negli occhi ed, col tutto il rispetto del mondo, mi chiese cordialmente:
<Scusi se sono un po' scortese, ma: Dr. Wer, lei è mai stato in un progetto di gruppo?>
La domanda mi stese.
Io ho lavorato a progetti di gruppo.
Certamente… Non ero il più sveglio, non ero il più lento, ma sempre consegnavo i miei compiti in tempo. Anche se devo ammettere… sempre mi fu un peso…
…mi sento stanco. La mia mente gira su se stessa; Cosa sto facendo? Oh. Ho dimenticato. Non è un problema, posso sempre ricordare. Ok, cosa non riesco a ricordare..?
Qualche mese dopo, le cose migliorarono. Ottenni il mio meritato aumento di rango… collaborai con più ricercatori della CEA, mi feci conoscere. Mi ritrovai a collaborare con Dr. Red sempre più spesso, anche volentieri. Non ero il primo, e non ero neanche l'ultimo; parlare con lui era sempre un impegno da agenda…
Per qualche motivo, mi sopportava. Mi ritrovai in uno strano ruolo di arbitro tra lui e un altro dottore: Dr. Blu. Non sapevo molto sul tipo: solo che, di tanto in tanto, parlava con Dr. Red di qualsiasi loro affare. Tutt'ora non riesco a capire se sono amici, colleghi o rivali. Mi facevano il favore di invitarmi a alcuni dei loro discorsi privati: per avere l'ultima parola su qualcosa, ascoltare un terzo parere, dare la mia ultima opinione:
<Wer! CEA-003 per sterminare anomalie: sì o no?>
<Huh!? No Dr. Red…>
<HA! Te l'avevo detto grandissimo figlio di->
In ogni caso, mi divertiva stare in loro compagnia. Erano simpatici dopotutto… anche se a volte…
Oh, ora ricordo.
Non voglio essere qui. Non mi piace questo posto…
Fa' freddo.
Era una gelida giornata di dicembre… Dr. Red mi chiamò per un rapido colloquio, nulla fuori dall'ordinario. Lo conosco da abbastanza tempo per riconoscere lo sguardo con cui mi accolse nell'ufficio quel giorno. Era preoccupato, aveva la mente occupata ma già aveva trovato la soluzione al suo problema; ed in qualche modo, ero coinvolto. Avevo ancora in mano la maniglia della porta; qualcosa dentro di me non voleva lasciarla andare…
<Si sieda…>
Mi accomodai… e sentì tutto quello che mi voleva da dire. Era di fretta, ma mi spiegò tutto in profondo dettaglio. Mi è stato dato solo un luogo, un orario, un codice di abbigliamento, delle provviste… un alibi… l'unica cosa che dovevo fare era presentarmi. Ero spaventato; non era la prima volta, sapevo che mi potevo fidare, mi è stato dato tutto tranne le scuse per non presentarmi; ma perché fuori sede? Perché proprio qui, tra tutti i posti? Poi, così presto..?
Entrai in quel gelido postaccio… non c'era riscaldamento, solo il calore dei nostri corpi. Tutto era abbandonato da tempo… non ci voglio neanche pensare. Quel posto era orribile!
Ricordo distintamente l'anticamera… eravamo stretti, in piedi: io, Dr. Red e… Dr. Blu.
Non ero stato avvisato della sua presenza.
Neanche lui lo fu.
Nessuno voleva rimanere lì
Dr. Red spiegò:
<Potrei aver torto, ma se avessi ragione: mi serve il tuo aiuto. Non abbiamo tanto tempo: dobbiamo essere i primi a parlare con lui. Ufficialmente: non ci hai parlato oggi. Ufficialmente: tu non sei neanche qui. Noi ci occuperemo del resto; tu ascolta attentamente quello che ti avrà da dire.>
Annuì.
Avevo ben inquadrato che dovevo parlare con qualcuno. Ero troppo presuntuoso per chiedere maggiori informazioni: <Andrà tutto bene!>, mi dissi, <È solo un altro dei suoi conoscenti che vorrà farmi conoscere>. L'anticamera portava ad una stanza chiusa da una vecchia porta in legno. I due dottori proseguirono; mi istruirono di aspettare un paio di minuti prima di seguirli. Dr. Blu sa di tutto questo? E così stetti ad aspettare: spalle contro al muro ingoiando sporco e muffa dalle pareti. Se fosse stato qualcosa di pericoloso… sarei potuto scappare attraverso molteplici vie di fuga in molteplici modi. Una parte di me vuole dargli fiducia, l'altra controlla controlla l'uscita. Provai a origliare attraverso la porta: parlava solo uno di loro, troppo annebbiato per poter distinguere chi. Procedetti a camminare avanti e indietro per la stanza contando la polvere che sollevavo, quando finalmente, venni invocato.
La stanza era buia, tenuta parzialmente illuminata da delle candele che offrivano solo l'ombra di un calore. Al centro della stanza c'era un piccolo tavolino circolare con sopra un nastro registratore, non sapevo nemmeno ce ne avessimo uno… non sapevo nemmeno se fosse nostro. I due dottori si misero al lato della tavolata, davanti a me: una sedia vuota; di fronte a me: l'uomo che tanto cercavano.
Era mezzo alto, mezzo basso; possedeva poca barba e tanto baffo. Non mi conosceva e io non conoscevo lui, i suoi occhi tanto immobili e freddi: sembravano ghiaccio.
Ok, fermi un attimo!
Mi sta girando la testa…
Mani ferme, testa sulle spalle…
Ce la posso fare.
Mi ricordo di quel giorno, è importante. Allora: io ero alla sede… poi venni chiamato lì. Penso di non aver fatto colazione, ma non ne sono sicuro. Mi ha chiesto di venire… io ho accettato; perché ho accettato? Stavo cercando qualcosa… ricordo che era il mio lavoro portare a termine questo nostro segreto. Ero così convinto, come ho fatto a dimenticarmene!? Forse non c'era un motivo… questo mi fa sentire ancora più stupido. Allora, prendiamo un grande respiro ed…
Avevo quest'uomo dinanzi a me… un gigantesco muro di uomo;
ai miei fianchi: due enormi colonne in marmo;
ed io al centro: un calvo Sansone.
Mi venne dato un foglio di domande;
<Entrambi qui siete venuti in nostro aiuto. Crediamo che noi uomini della CEA possiamo beneficiare delle informazioni che oggi avrà da darci. Volevo presentarle Dr. Wer; lui è il ricercatore incaricato.
Volevo rassicurarle che quello che ha visto è normale. Oggi siamo stati fortunati che sia capitato ad uno di noi; lei non più corre alcun pericolo. Si senta libero di rispondere alle domande in completa libertà: nessun'altro la può ascoltare. > disse Dr. Red
L'uomo rispose:
<Ero sotto l'impressione che questa conversazione dovesse essere registrata.>
<Certamente. Come promesso: la sua identità verrà protetta. Nessuno qua dentro ha interesse a farla del male.>
<Eccellente… questa è la mia parte:>
L'uomo allungò sul tavolo una busta di carta; questa era sporca, bagnata, stropicciata e mal curata. Dubito qualunque cosa ci fosse stata all'interno fosse ancora leggibile. Nonostante ciò, Dr. Blu quasi si lanciò sul tavolo e la prese urgentemente, la osservò per brevi istanti prima di ritirarla nel suo camice.
L'uomo continuò: <Cosa vuole sapere, dottore?>
Si rivolse a me. Io ancora non avevo capito cosa stesse succedendo; tutti gli sguardi puntati su di me, di cosa ero incaricato scusa? Dr. Red rapidamente mi passo un foglio di domande: era un interrogatorio. Stavo sudando, era tutta una lista di informazioni che dovevo strappargli, ogni domanda aveva un limite di tempo di risposta… il totale dell'interrogatorio doveva essere 15 minuti.
Era impossibile. Non riuscì a leggere metà del foglio che i miei occhi mi cadevano; non riuscivo a far uscire parola dalla mia bocca. Con la lingua legata e tagliata dai loro sguardi, ingoiai il coraggio, e sputai quel poco che riuscivo a dire.
Seguì le istruzioni, annuì la testa, a feci partire il registratore:
<Ore 5:00 AM - 18/12/2021. Sede Saturno. Addendum 028-A: Ritrovamento… Conferma di essere testimone degli eventi che portarono alla scoperta dell'anomalia?>
<Confermo>, rispose l'uomo. Quando realizzai quello che stava succedendo, fu troppo tardi. Non ero ancora pronto, non avevo neanche compilato le carte; eppure eccomi qua. C'è troppa posta in gioco, dovevo continuare; risposi:
<Può descrivere in dettaglio cosa accadde la notte del 17/12?>
L'uomo si inclinò verso avanti, appoggiò i gomiti sul tavolo e giunse le mani; fece un lungo respiro e rispose:
<Era tardi… avevo finito il mio turno verso la città di Nosè. Non avevo cenato quel giorno, decisi di andare dalla pizzeria di un mio amico a mangiare un boccone. Era troppo tardi; per occasioni del genere, mi ha dato una chiave così da poter entrare quando io voglia. Ero stanco, ma mi misi a preparare qualcosa con le ultime energie in corpo che avevo.>
mentre parlava, sotto serio giudizio dai due dottori, mi misi ad appuntare e compilare il questionario a me dato.
<Una volta finito, mi ero tolto il passamontagna per poter mangiare. Ero sporco di farina, salsa, e sudore: ma ero felice. A metà pasto, sentì un forte boato lungo la strada. Qualcosa era successo, anche se era fuori orario: dovevo andare a investigare. Uscì di corsa, lasciai chiavi e passamontagna indietro, sapevo che dovevo essere il primo a verificare cosa fosse successo. Intorno a me, il paesetto già stava iniziando a svegliarsi. Ero di fretta, ma presi particolar cura a fare il minor rumore possibile. Raggiunsi la strada: non c'era niente e nessuno. Più avanti notai che qualcosa aveva rotto le barriere laterali delle strade… andai a controllare, e subito notai, attraverso l'oscurità della valle, le luci dei fari di un camion girato per un lato. Questa era una buona notizia: nessun civile scenderebbe nel torrente di sua iniziativa. Fortunatamente, non sono estraneo ai sentieri rocciosi di montagna: scesi il margine con cautela, curando e pesando ogni mio passo. Camminai verso il camion, mi tenni leggero sopra il sentiero ghiaioso fino a raggiungere le acque del torrente stesso. Queste erano gelate, ogni passo era più complicato e rumoroso dell'altro.
In prossimità dell'autocarro, che cercava da uscire dal sedile del conduttore, vi era un uomo ferito che cercava di uscire.>
<Come faceva a sapere che era ferito col buio?>
<Ci arriverò. L'uomo si dimenava cercando di liberarsi dal sedile; metà del suo busto sporgente attraverso il finestrino. Di buon cuore, mi avvicinai e gli chiesi: "Ohi! Tutti bene?".
Non ricevetti una risposta. Poco dopo, sentì tre colpi metallici contro la portiera del suo camion: temetti il peggio. Volendolo aiutare, mi avvicinai ulteriormente contro corrente, ed a pochi passi da lui: avvenne…>, l'uomo separò le proprie mani, strinse i pugni e corrugò la fronte; e proseguì: <Mi vidi l'acqua del torrente separarsi davanti a me, fango e terra lanciati verso il mio volto, e la valle illuminarsi di un piccolo lampo di luci. Il boato del colpo allertò tutto il paese. In quel fragile istante, lì, in quella frazione di secondo prima dello sparo, riuscì a vedere che era ferito… Non mi colpì. Era posizionato sull'alto del suo camion, carrello puntato verso di me; se avesse voluto uccidermi l'avrebbe già fatto. Mi sparò solo un colpo di avvertimento poco avanti ai miei piedi… ma avevo già perso. Il colpo era abbastanza preciso da non volermi farmi male. Lui mi vedeva, era elevato rispetto a me; eravamo disciplinati nella stessa professione e lui mi aveva trovato senza l'arma in mano. Anche se portavamo la stessa arma, non ero io quello in controllo qui. Per qualunque mossa che avessi potuto fare, lui sarebbe stato in grado di rispondere più velocemente di me.>
<Da quanto ho capito… ha rotto protocollo.>
<Lui mi ha visto in faccia! Lui non aveva paura di far rumore o di essere visto… ero sotto il suo mirino, cosa avrei dovuto fare!? Sarei potuto morire, dottore!>
<Vai avanti.>
<Rimasi in silenzio e alzai le mani al cielo. Era finita. Ero alle sue merci. Ma sapevo… che per lui non ero una minaccia. Invece di preoccuparsi della mia presenza, l'uomo continuò a dimenarsi fino a eventualmente liberarsi dall'autocarro. Non sapevo se ero ancora sotto mira, ma non volevo rischiare. Prima che scendesse dal carro, gettò qualcosa fuori dal finestrino.. non seppi riconoscere cosa fosse… saltò giù dall'autovettura, prese l'oggetto e corse via a gambe levate.>
<Tu non lo rincorsi?>
<Gli provai a sparare. Appena mi diede le spalle, salì sul camion e iniziai a scagliare dei colpi. Ci fu un rapido scambio di fuochi, ma nulla da fare: scappò, zoppo di una gamba, sporcando di sangue l'intera foresta. Prima di inseguirlo, controllai tutti gli scomparti del cruscotto: presi libretto, assicurazioni e altra cartaccia varia>, disse indicando la busta di carta, <non c'è di che!>
<Perché hai dato priorità ai documenti?>
<Quell'uomo mi ha visto in faccia! Non potrò più tornare in missione finché questa storia non sarà finita. Rincorrerlo mi avrebbe solo donato dei denti di piombo in più; ma lo troveremo!>
<Ah, quindi è per questo che siamo qui.>
<Non solo. Mentre controllavo il cargo, quel gran pezzo d'uomo riuscì a inchiodare alcuni proiettili sul serbatoio dell'autocarro; sto bene, grazie per averlo chiesto: ma prima dell'esplosione, son riuscito a trovare ed a portarvi un piccolo regalino.>, disse appoggiando delicatamente un ciondolo sul tavolo.
Dr. Red prontamente mi strappò il registratore da sottomano e velocemente fermò la registrazione; commentò: <Idiota! L'hai portato qui! Sai quanto è rischioso!? Tutto il lavoro che abbiamo fatto fin ora è inutile! Inutilizzabile!>
guardai il ciondolo; era formato da una piccola catenella di un color dorato; al posto di una gemma, al centro vi era una piccola boccetta in vetro con dentro un piccolo ragazzino dormiente in posizione fetale. Sul tappo di quest'ultima, vi era un emblema con una scritta… forse in cirillico… che non riuscì a tradurre.
<Tranquillo>, rispose l'uomo, <Sta dormendo, è praticamente inoffensivo->
<Non puoi saperlo! Non sai cosa può fare quell'uomo! C'hai messo tutti in pericolo!>
<Tranquillo Dr. Red>, commento Dr. Blu, <È finita.>
<No! Non è finita! Il ragazzo… il ragazzo si ricorderà di tutto! Eravamo così vicini, e tutto per colpa di un UAM!>
<Red! Datti una calmata! È finita. Lui non dirà una parola e noi saremo i primi a registrarlo. Oggi la giornata termina qui.>
Vidi i due dottori mangiarsi a vicenda. Dr. Red era inconsolabile; l'uomo davanti a me era la metà dello spaventato che ero io, il ragazzino rischiava di svegliarsi ad ogni minuto. Si tirarono parole e schiaffi, non ho mai visto Dr. Red così nervoso. Mi strinsi stretto il cuore a due mani: < c'è stato un incidente… un camion è scoppiato: oddio! Andremo nelle notizie… oddio.>, pensai tra me e me.
Dr. Red continuò a discutere con l'uomo:
<Tutto quello che dovevi dire era "Ho ritrovato l'anomalia sulla strada statale che collega il paese di Bardonetto e Nosé a seguito di un incidente stradale, dove è stato recuperato". Finito! Ma noo, l'uomo doveva raccontare la storia della sua vita e allungare il log di 10 anni con informazioni che avremmo comunque tagliato! Sei una perdita di tempo, secondi sprecati e tolti dal mio lavoro.>
<Sono un soldato di questa associazione!>, rispose l'uomo, <Ho rischiato la mia vita per voi!>
<Congratulazioni. Potresti averci uccisi tutti oggi, n'è valsa la pena!? Dr. Wer; lui doveva starne fuori! Lui non si meritava->
<RED!>, interruppe Dr. Blu; lanciandosi verso di lui con tre schiaffi e buoni intenzioni: <È abbastanza. Torniamo in sede.>
Venni trascinato fuori. Cos'avevo presenziato? In che senso sono in pericolo? Cos'è successo? Il mio cuore mi batteva forte, il mondo girava intorno a me.
Nei giorni successivi… il telegiornale menzionò l'incidente; nessuna grave informazione sulla CEA venne rivelata.
Non ricevetti informazioni sui documenti ottenuti… penso siano ancora sotto analisi.
Nessun'altro membro della CEA mi ha confrontato degli avvenimenti. Mi è stato avvisato di non parlarne con nessuno; suppongo loro abbiamo fatto lo stesso. Portammo l'anomalia in base; venne registrata e, sotto forte consiglio esterno, mi assegnarono come supervisore.
Tutt'oggi sono in buoni rapporti con Dr. Blu e Dr. Red… mai più rividi quell'uomo. Tutto in una volta, confuso e disorientato, non capivo più cosa fare. Chiesi spiegazioni; loro risposero che non ero ancora pronto. Si scusarono, e mi promisero di aiutarmi col mio lavoro… parte del mio articolo glielo devo a loro.
Che orribile, orribile ricordo…
…ma ce l'ho fatta. Non mi sono dimenticato. Ancora ricordo…
<Dr. Wer? Mi sente?>
Sono ancora in mensa… sdraiato per terra, gambe unite e sollevate dal terreno.
<Dr. Wer sta bene ragazzi!>
è successo di nuovo. Mi diedero una bustina di zucchero e un po' d'acqua… poi mi aiutarono ad alzarmi.
<Ragazzi, è colpa vostra questa volta?>, sentì in lontananza,
<Nono, noi non abbiamo fatto assolutamente niente di male>
<Qual è l'ultima cosa che avete fatto a Dr. Wer>
<Be'… l'abbiamo salutato.>
<Poi…?>
<… uhm, gli abbiamo chiesto: "Ha sentito della notizia?">
<Bene, bravi, e poi…?>
<E poi non ricordo… gli stavamo commentando il report- ah, certo! Stavamo parlando di CEA-028!>
<Cosa avete chiesto?>
<Se potesse essere un po' più preciso con le cose che scrive (?)>
<No! Intendo, cosa esattamente gli avete chiesto? Sputa la domanda:>
<Ah, certo, ovviamente, mi ricordo. Gli chiedemmo:
"Dr. Wer, come avete trovato 028?">


