Pomeriggio rosso fuoco
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Era una comune giornata d'estate. Passeggiavo per il mio paese tranquillo calpestando le mie strade in pietrisco. Era quasi sera, il sole calava. Faceva un caldo insopportabile…

Vedevo gli ultimi anziani ritirare le loro carte da briscola, seduti in una panca in legno, ancora discutendo rancorosamente in una lingua che solo loro potevano capire. Vicino a loro, un gruppo di turisti lì gli ascoltava, mentre il loro figlio si sporgeva sul ponte per osservare meglio i pesci nel fiume. Era una giornata come le altre… i negozi stavano tutti chiudendo, un paio di pellegrini stavano entrando in locanda a riposare - mentre io osservo la bacheca degli eventi settimanali in centro piazza. La prossima settimana vi sarà solo una sagra di un vino che non so pronunciare… e, al quanto pare, il festival degli alpini… di nuovo.

Mentre mi incamminai col mio bastone per la mia baita a riposare vidi tra le cime dei miei monti un focolare. Non ci feci caso al momento… ma lì vi era situata una vecchia chiesa in rovine. Il che mi fece pensare….

"Chi diavolo va a pregare in un parrocchia sconsacrata?"

Pensai al demonio… teppisti della pianura che giocano con la religione come se nulla importasse. Non sanno che pregare in un santuario abbandonato è invocare Lucifero! Povere anime… è troppo tardi per fare qualcosa adesso. Alla messa del sabato ne parlerò col parroco.

Ma per oggi questo dovrà bastare…

Nel frattempo… un uomo aprì le porte della chiesa. Il luogo era pieno di polveri - i bellissimi affreschi stampati sulle mura furono distrutti da anni di abbandono. Le colonne rimasero in piedi… ma ogni candela; ogni incenso - persino la cassa delle donazioni… tutto quello che poteva essere ancora rivenduto: rubato. Nella vecchia chiesa del Signore vi rimaneva ancora appeso intoccato il crocifisso - assieme alle vecchie scritte di preghiere mai più spolverate. L'uomo si fece avanti - i suoi passi rimbombavano nel vuoto della chiesa. Tra le panche distrutte e l'odore infestato, ne individuò una ancora integra a lato della stanza. La trascinò con sforzo nel corridoio principale, il rumore strideva contro i muri della stanza, ma con l'adeguata pazienza, l'uomo concluse il suo lavoro.

Egli si sedette. La panca scricchiolava a ogni suo movimento. Di fronte a lui, a 10 metri circa di distanza, vi risiedeva il vecchio tabernacolo… disgraziatamente aperto e saccheggiato. Non vi era più ostia. Nulla di sacro rimaneva. Non più la casa del Signore.

L'uomo si inginocchio a pregare.

Egli attese per molto… il sole traspirava tra le vetrate rotte della chiesa emanando un piacevole colore arancio. Tutto era fermo e in silenzio.

Dopo un ora di attesa, le porte della chiesa si aprirono una volta ancora.
L'uomo si riprese dalla genuflessione - a ginocchia dolenti - e si sedette a schiena dritta a aspettare.
La figura si avvicinò, il rumore del suoi tacchi risuonava per tutta la struttura, fino a raggiungere l'uomo. La figura si sedette vicino a lui. E i due iniziarono a parlare… l'uomo iniziò:

"Perché sei qui? Non hai già fatto abbastanza?"

il che la figura non rispose.

"Era un brav'uomo… quindi perché!?"

Con una fievole voce femminile, la figura rispose:

<L’era un brav òm…>

"Smettila! Non ti capisco! Rispondimi in italiano, ti prego…"

Il che la figura non rispose. Essa inchinò il proprio cappello nero in avanti, si accomodò il vestito poco sopra le proprie caviglie, giunse i propri guanti in preghiera, e si inginocchiò sopra la panca.

L'uomo, pieno di furia e con poca pazienza urlò alla figura:

"Mi stai prendendo in girò!?"

Egli strinse d'istinto i pugni. Con una mano afferrò la figura per una spalla e la girò verso di sé, con l'altra - la tirò dietro di sé e colpì sul volto la figura, facendola cadere dalla panca direttamente sul corridoio principale: schiena a terra. La figura gemette per un instante. L'uomo continuò dicendo:

"Cosa vuoi farmi credere huh!? Che ti importi qualcosa!? Lui è morto per colpa tua ricordatelo!"

La figura si rialzò in piedi e lo rimase ad ascoltare.

"So che non ti posso uccidere… sei una codarda. Non sai il male che ti farei!"

L'uomo si slanciò verso la figura a pugni carichi, essa rimase immobile. Poco prima dell'impatto, ella scomparse dalla sua vista - e il colpo andò a vuoto. La figura risiedeva dietro al tavolo dell'altare; il suo corpo scosso violentemente per una frazione di secondo. Lei dovette usare il tavolo come sostegno.

L'uomo si girò verso di lei, spaventato dai brevi ma forti rumori meccanici da lei generati…

"Cosa… sei tu!?"

la figura rispose:

<T'éu preuvi tant, treuveme…>

Ella procedette a estrarre una piccola scatoletta avvolta in panni. La aprì, e vi estrasse due fogli che rapidamente strappò e buttò al vento. Continuò a estrarre dalla scatola un coltello.
L'uomo, alla questa vista, si spaventò al quanto e rimase paralizzato dall'orrore.
La figura puntò l'arma sul palmo della propria mano, e rompendo parte della propria stoffa, prelevò una goccia del proprio sangue. Appoggiò il coltello macchiato sull'altare e, cautamente, scese dal palco, e si diresse verso l'uscita, passando a fianco dell'uomo.

Quest'ultimo si sentì confuso. Fu la sua prima esposizione diretta al mondo anomalo… personalmente, lo comprendo. Sfortunatamente, come ogni buon Don, anche lui, come il precedente, fu tentato all'altare. Salì il palco… e impugnò la lama; istintivamente, seppe subito cosa fare.

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