Routine
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DATA: 14/10/2022

Lunedì.

Mi sono svegliato un minuto prima della sveglia.
Non perché stessi aspettando qualcosa. Solo… Mi sono acceso. Gli occhi si sono aperti.
Non ricordavo più chi fossi, ma non era importante.
La mente ha recuperato i dati: nome, funzione, badge identificativo, Dott. L. Montana, routine.
Ho fatto colazione per abitudine. Non sapevo cosa stavo mangiando. La consistenza, molle. Ingestibile.
In laboratorio, gli altri si muovevano come piccole ombre che andavano da destra a sinistra. Gesti precisi, voci basse, documenti da sistemare.
Ho letto una relazione per ore. Ogni riga identica alla successiva.
Ogni singola parola succhiava il senso di quella accanto.
Alla fine ho chiuso il file, nauseato.
Non per il contenuto, ma per la carta stessa.
Che senso ha?

Martedì.

Una collega mi ha chiesto come stavo.
Le ho risposto: "Funziono."
Mi ha sorriso. Ha annuito.
Ho evitato lo sguardo.

Mercoledì.

Un uomo mi ha salutato nel corridoio.
Non ricordo chi fosse.
Era reale?
Per sicurezza, ho sorriso.
Lui ha sorriso indietro, ma con un attimo di ritardo.
Alla macchina del caffè ho premuto il tasto sbagliato. È uscito qualcosa di amaro, viscoso, schifoso. L'ho bevuto lo stesso…
Tutto quello che ingerisco, ultimamente, ha lo stesso sapore: assenza.
Sono tornato nel mio ufficio, stavo lavorando a qualcosa non ricordo cosa.

Giovedì.

Ho fatto un sogno, ero in una stanza bianca.
Vuota.
Mi sono svegliato con la gola secca.
In laboratorio, le luci mi sembravano pulsare. Nessuno diceva niente.
Continuavo a fare il mio lavoro, ma ogni cosa che leggevo era già nota.
Mi sentivo inchiodato.
Mi sono guardato le mani. Tremavano.
Alle 18:00 ho sentito un suono.
Un battito secco.
Poi il silenzio.

Venerdì.

Avevo la nausea di prima mattina.
Il sole mi bruciava gli occhi.
Al lavoro ho cercato un file che avevo scritto. Non lo trovavo. Poi ho scoperto che non l'avevo ancora iniziato.
Ma ricordavo di averlo scritto. Parola per parola.
Attribui ciò allo stress.
Un collega ha detto che parlavo da solo. Non me ne ero accorto.
L'ho ringraziato.
Mi sembrava coerente.

Sabato.

Giorno libero.
Ho camminato per tutto il sito.
Ogni persona mi sembrava finta. Un riflesso di quello che dicevano.
Mi sedevo alla caffetteria e cambiavo posto ogni quindici minuti.
Ho deciso di portarmi avanti con dei documenti.
Arrivai alla parola "essere". Ho la nausea.
Come si può "essere" qualcosa? è ridicolo.
Mi sono guardato le scarpe: erano perfettamente pulite.
Le avevo pulite io.
continuai a scrivere.

Domenica. 20/10/2022 - Ore 03:00

Avevo finito il report, ma non lo avevo inviato.
Continuavo a rileggerlo senza vederlo davvero.
Nello schermo guardavo il mio volto. Lo guardavo troppo a lungo: a un certo punto smesse di essere il mio volto?

Mi appoggiai allo schienale e mi addormentai per un paio di minuti.

Mi risvegliai, erano le 03:14…
Il neon sopra la mia scrivania tremolava.

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