Il vento gelido dell'autunno soffiava lungo la costa; l'acqua del lago era calma, immobile, e rifletteva il rosso del cielo serale. Stavo seduto sulla spiaggia ammirando quello spettacolo, mentre alla mia destra stava lei: era una semplice valigetta, mi era stata data qualche settimana prima, ma mi era stato detto di non aprirla per nessun motivo. Dentro a quanto pare vi era un oggetto dal valore enorme, e non ci potevamo permettere che si rovinasse in nessun modo.
La tentazione di aprirla era tanta, ma ogni volta ricordavo il suo valore, e mi trattenevo.
Dovevo aspettare fino a sera, e nell'attesa, giochicchiavo con il foglio che il mio socio mi aveva dato. Per essere sicuro di stare nel posto giusto, rilessi il contenuto al volo.
Ho trovato l'affare del secolo. C'è questo tizio, ci da 100K per la valigetta, trattabile. Prendi quella roba e vieni qui, ci vediamo domani alle 19. Sul retro ti ho scritto le coordinate e l'indirizzo dell'incontro.
- A. M.
Chiusi il foglio e diedi un ultimo sguardo al lago. Il rosso ormai era diventato blu scuro, il sole era tramontato da parecchio, e i lampioni erano l'unica cosa che mi illuminava la via, mentre mi alzavo e mi incamminavo verso il luogo dell'incontro.
Romani08:05 PM, Le prime stelle della sera
Arrivai ad una piccola strada bianca di campagna, intorno c'erano solo ulivi e villette di campagna. Un passo dopo l'altro, guidandomi con la torcia del telefono, trovai una macchina parcheggiata davanti al cancello di una delle abitazioni.
Mi avvicinai.
Dentro la vettura vi era il mio compagno di affari, che inizialmente mi guardò strano, poi mi riconobbe, e la sua espressione passò da diffidenza a gioia.
<"Ce ne hai messo di tempo!">
"Lascia sta'… un posto più imbucato di questo non l'hai trovato eh?"
Si mise a ridere, poi si ricompose e tornò serio.
<"Allora, il tizio mi ha detto di raggiungerlo più tardi. In teoria c'è una serata alla discoteca qua vicino, dovrebbe fare abbastanza casino da permetterci di non avere ospiti indesiderati e di restare nell'ombra. Te hai preso la valigetta?">
La alzai davanti ai suoi occhi e annuì.
<"Perfetto! Non penso di aver avuto mai un socio affidabile come te.">
"Beh allora, se tutto va secondo i piani, dopo la vendita andiamo a fare serata?"
<"Lo sai che odio le discoteche. Quella volta è stata la prima e l'ultima.">
"Si può trattare?"
<"Mh… se mi offri uno Iovem forse ci vengo.">
"Va bene, tanto non ci saranno problemi di soldi a quel punto."
<"Dici bene!">
Abbassò lo sguardo e osservò la mappa che aveva sulle gambe. Aveva segnata la strada per raggiungere il luogo, ma non vidi molto. Poi rialzò lo sguardo e aprì la portiera.
<"Ah e mi ero dimenticato di dirti, che il tizio non vuole rischiare di fare casino con le macchine. Quindi tocca andare a piedi.">
Al momento che aveva finito la frase, era già sceso ed aveva chiuso a chiave l'auto.
<"Scusa se non ti ho avvisato prima…">
"Va bene tranquillo. per 50K me l'accollo."
<"50K? No no… amico mio, questo tizio ci da 100K a testa-">
Gli misi le mani sulle spalle.
"Sei serio?! Cosa aspettiamo allora? Andiamo!"
E ci mettemmo in marcia…
Atti9:03 PM, Il Tragitto
Non so come riuscì a scegliere un tragitto così contorto, ma ci mettemmo almeno una mezzoretta ad arrivare al paese distante un chilometro dalla nostra destinazione. A questo punto, volevamo riposare un po', quindi ci siamo fermati in una pizzeria in zona e abbiamo cenato.
Mentre mangiavo notai una cosa strana. Non ci feci caso subito ma c'era un furgone nero parcheggiato dall'altro lato della strada. Aveva i vetri oscurati, quindi non si capiva se ci fosse qualcuno dentro o no, ma avevamo la sensazione di essere osservati. Il furgone fu, dopo un po' raggiunto da altri due identici.
Se prima ero in dubbio se ci fosse stato qualcuno dentro di esso, i dubbi svanirono quando li vidi accendersi tutti e tre allo stesso momento, e partire verso chissà dove.
A questo punto avevamo finito di cenare, quindi ci rimettemmo in cammino. Ma per star sicuri di non essere seguiti, decidemmo di passare per un'altra via.
Dopo diversi cambi di strada, biforcazioni e tentativi di levarci quell'orribile sensazione, arrivammo alla discoteca che ci avrebbe fatto da copertura. Non doveva essere lì lo scambio, ma almeno sapevamo che la polizia e tutti coloro che ci avrebbero potuto ostacolare erano occupati a fare altro.
Non ho mai avuto la conferma che questo tipo di affari fosse illegale. Da quando lo conobbi qualche anno fa, non ne abbiamo mai parlato. Lui trovava la roba ed i compratori, mentre io mi occupavo di far andare tutto liscio. Ed effettivamente ho sempre avuto l'impressione che non fosse qualcosa di pulito. Lui aveva contatti di tutti i tipi, tra ricconi, cultisti e mercenari; nelle compravendite la tensione si tagliava con il coltello, io ero un po' una sorta di bodyguard e sapevamo che se la polizia ne fosse venuta a sapere non ne saremmo usciti puliti.
Eppure… non mi è mai sembrato qualcosa di davvero criminale.
Però piuttosto qualcosa di… segreto.
Guardammo lentamente la gente arrivare, i ragazzi con camicie, jeans e magliette, e le ragazze con gonne, vestiti e stivali; mi sono sempre chiesto come facciano a sopportare il freddo.
Quarto d'ora dopo quarto d'ora, il parcheggio si riempì di macchine e persone, alcune più piccole, altre più grandi, ma la maggior parte intorno all'età nostra. Potevamo benissimo essere anche noi lì per la serata, ma non lo eravamo; avevamo un compito molto più importante: fare questa vendita.
Così, mentre piano piano i buttafuori facevano entrare i ragazzi in quella gabbia di musica e urli, io ed il mio socio procedemmo verso la quieta campagna.
Proverbi10:02 PM, La villa di campagna
Per tutta la passeggiata finale, sentivo ancora quella sensazione. Era come se decine di occhi nel buio fossero puntati su di noi; ma non sentimmo, ne vedemmo nessuno; eppure, quella sensazione cresceva e cresceva.
Arrivammo al luogo dell'incontro. Era una villa, molto ben curata, circondata dai soliti ulivi che ci avevano accompagnato per tutto il nostro viaggio. La struttura, difesa da una ostica recinzione, era molto più grande di quello che si vedeva da maps, ed era tutta addobbata da luci e colori che gli davano un tocco vivace, ma comunque tenendo la sobrietà e l'eleganza. Il cancello era fatto in metallo, ma era dipinto di un bianco puro, e nonostante il luogo rurale, era come se niente riuscisse a sporcarlo.
Il mio socio si avvicinò al campanello e lo suonò. Passò poco che vidi la luce dell'entrata illuminarsi ed il cancello aprirsi. Ci facemmo strada nel viale, riempito di statuette e busti di pietra, di varie personalità del mondo dei nobili. Sembrava che stessero continuando ad guardarci fino al nostro arrivo alla porta; non aiutarono sicuramente con la sensazione di essere osservati.
Ci fermammo davanti alla porta, insicuri di cosa fare adesso. Mi avvicinai e bussai tre volte, per poi sentire vari rumori provenire da dentro, tra cui un -"Arrivo"- soffocato dalla distanza.
Eventualmente, la porta si aprì e fummo accolti dal padrone di casa: un uomo di mezza età, ma che portava gli anni molto male. Gli rimanevano ormai solo i capelli sui lati della testa, e per nascondere questa sua calvizia, indossava un fedora che subito notai essere di una marca rinomata, e che probabilmente costava almeno un organo vitale. La mia dimestichezza nell'ambito delle marche, più il vestiario in giacca e cravatta dell'uomo, ed il tutto contornato da una villa da film, mi fece capire che questo acquirente non era una persona normale; era uno dei ricchi, più ricchi che avessi mai visto.
L'uomo ci sorrise all'istante e guardando prima uno e poi l'altro, incominciò con:
-"Ohh benvenuti! Prego prego entrate."-
Obbedimmo.
La stanza aveva guardie giurate in ogni angolo, tutte vestite con giacca elegante nera, occhiali da sole e un auricolare nell'orecchio destro. Non penso serva dire che erano armate.
-"Scusate se non mi sono introdotto in maniera molto limpida in precedenza, quindi permettetemi di farlo ora. Io sono Camillo Ascanio Sala, ma potete chiamarmi Signor Sala se preferite. Questa è una delle mie dimore preferite, spero possiate gradirla."-
Senza pensarci risposi:
"Mecojoni certo che gradiamo, va che bellezza!"
Il nobile rise, poi continuò:
-"Sono felice che vi piaccia, ora che ne dite di salire al piano di sopra? Almeno possiamo parlare di affari in tranquillità."-
Lo seguimmo, mentre si faceva strada per le scale della magione, tappezzate da quadri e lampadari stupendi. Arrivammo in un corridoio, l'uomo aprì una delle porte laterali ed entrammo in una stanza stretta; essa era molto più semplice del resto della casa, aveva solo un tavolo di legno molto vecchio, ma di ottima fattura e ben tenuto, una porta finestra che dava su un piccolo terrazzo, qualche quadro e mensola sparsi per le mura; ma soprattutto, era l'unica stanza a non avere neanche una guardia.
Penso che mi vide scritto in faccia che notai quell'ultimo dettaglio, perché non appena entrati e chiusa la porta dietro di noi disse:
-"Bisogna trattare seriamente questo tipo di affari, per questo è meglio che quando ne parliamo siamo solo noi tre. D'altronde siete gentiluomini voi, mi posso fidare"-
Ci sedemmo sulle maestose sedie posizionate attorno al tavolino, apposta per il nostro incontro. Il mio socio appena seduto, si sentì un po' in soggezione da tutto questo sfarzo, quindi provò un po' a scaricare la tensione introducendo il discorso in modo gentile.
<"Mi scusi se son stato scortese, non mi sono ancora presentato. Io sono-">
L'uomo lo interruppe.
-"Ohh ma non c'è bisogno che si presenta! Io già la conosco. Mi ha parlato di lei il mio caro amico, il messer Fani, ha già lavorato con lei."-
Era uno dei soliti ricconi della zona che acquistavano da noi; mi pare che qualche giorno prima sia stato arrestato per traffico di minori, o almeno così dicevano; quell'uomo aveva tutti i segreti del mondo, non è difficile che sia stato preso per altri motivi più oscuri. Pover uomo…
Sembrava però che il Sir davanti a noi non ne sapesse nulla.
<"Ah si ricordo, era stato un piacere lavorare con lui.">
-"Già il messer Fani è un gran buon uomo. Mi ha parlato bene di voi… oh beh, come dicono anche tutti gli altri d'altronde-"-
Il mio compare lo interruppe:
<"In che senso tutti gli altri?">
L'uomo fece una lunga risata, poi riprese fiato e continuò:
-"Si, girano molte voci su di voi, tra noi gentiluomini ovviamente. Tutte positive non preoccupatevi, gli altri messeri sono sempre soddisfatti dei vostri artefatti. Dicono sia di alta qualità."-
Rimanemmo attoniti, ma per motivi diversi; il mio socio era sbalordito da come, anche in questo settore così segreto, le voci riuscissero a girare così tanto, anche se ormai era da anni che lavoravamo con queste cose, quindi non era così strano; era soprattutto preoccupato dalle possibili conseguenze, da quanto stavamo rischiando ad ogni affare, e di come prima o poi qualcuno sarebbe potuto venirci a prendere, non per una vendita, ma per fermarci. Io, più ingenuamente, pensavo a quanti soldi avremmo potuto fare; era davvero una miniera d'oro.
Mentre eravamo pietrificati, l'uomo passò alle cose serie.
-"A proposito, l'ordine che avevo effettuato? Ce l'avete con voi?"-
Ripresi coscienza, alzai la valigetta e la posai delicatamente sul tavolo.
L'uomo sorrise.
-"Eccellente! Davvero eccellente!"-
<"Quindi ora, parlando di soldi…">
-"Come ti avevo scritto, io parto da un'offerta di 200 mila euro. Ovviamente è trattabile."-
A quel punto trattammo per una quindicina di minuti, e riuscimmo ad accordarci per una cifra tra i 400 mila ed i 600 mila. Per far felici entrambe le parti, ci soffermammo su mezzo milione. 250k sarebbero andati a me, gli altri 250k al mio socio. Era tutto perfetto.
-"Bene, ora che abbiamo un accordo, vado a prendere i soldi. Aspettatemi qui."-
A quel punto, l'uomo si alzò. Si dirisse verso la porta ed uscì, chiudendola alle sue spalle. Non ci restava che attendere.
Genesi11:06 PM, L'attesa
Attendemmo per quella che sembrava un'eternità.
Inizialmente esultammo, ed iniziammo a pensare cosa fare con tutti quei soldi.
"Io mi rifaccio l'armadio. Finalmente non dovrò più affidarmi ai siti cinesi!"
Il mio socio rise.
<"E che li tradisci così? È solo grazie a loro che puoi permetterti sti vestiti!">
"Beh da oggi non più!"
<"Io invece penso che prima di tutto mi compro una macchina decente, al posto di quel catorcio che ho ora.">
"Daresti nell'occhio."
<"Parla quello che sembra uscito da una sfilata di Balenciaga.">
Poi però, dopo che l'euforia svanì, ci rendemmo conto che se alla dichiarazione dei redditi dicevamo che ci erano spuntati 250 mila euro dal nulla, qualche domanda la guardia di finanza se la faceva.
<"Come si potrebbero pulire questi soldi?">
"Che ne dici di un autolavaggio?"
<"Non in quel senso.">
"Si lo so, non sono stupido. Prendiamo un autolavaggio e usiamolo come impresa per pulire i soldi. Tipo come fanno in Breaking Bad."
<"Mh non so… penso ci sia qualcosa di più efficace. Effettivamente ci avremmo dovuto pensare prima.">
"Beh, non ci hanno mai dato così tanti soldi. Di solito non ci pensavano gli amici tuoi a questo?"
<"Prima di tutto non sono amici, sono contatti. Secondo, l'ultima volta mi hanno fregato 10k; non mi mi fido di loro per una cosa così grande">
E mentre discutevamo di ciò, ritornò quella strana sensazione: ci sentimmo osservati, ed in pratica smettemmo di parlare, carichi di ansia e tensione. Questo momento pesante però durò poco perché poco dopo la porta si aprì tutta di un tratto, ed entrarono il messere seguito da quattro guardie con dei borsoni, che dopo averli lasciati per terra se ne uscirono.
Per curiosità aprii uno di essi; erano colme di mazzette di soldi: ce ne saranno state a centinaia.
-"Ecco i vostri soldi, è un piacere fare affari con voi."-
Iniziammo a contare.
50, 100, 150, 200… dopo aver raggiunto i 3000, ed aver capito che una mazzetta erano 1000 euro, iniziammo a contare le mazzette per fare prima.
1000, 2000, 3000, 4000…
Siamo arrivati forse a 80k, o forse ci siamo fermati a 70, non ricordo. Fatto sta che i soldi erano effettivamente il mezzo milione su cui ci eravamo accordati.
Una volta rimesse le banconote nei borsoni, ci girammo verso l'uomo per concludere la trattativa.
<"Beh è stato un piace-">
E proprio in quel momento sentimmo un'esplosione venire da fuori la casa.
Genesi11:07 PM, Crolla il castello di carte
Entrarono due guardie nella stanza, ma non dalla porta, bensì dal balcone… questo farabutto le aveva nascoste per darci l'illusione che eravamo da soli con lui nella stanza, ma in realtà ci sono sempre stati anche questi due.
Una delle guardie comunicava con l'auricolare, mentre l'altra spiegava all'uomo che la casa era sotto assedio, non si capiva da chi o cosa. L'uomo si girò furioso verso di noi.
-"Io mi ero fidato di voi! Voi traditori li avete portati qua a casa mia!"-
"No aspetti-"
Non feci in tempo a parlare che una guardia mi diede un pugno in faccia e vidi tutto nero.
…Non so con quale riflesso schivai la guardia che voleva colpirmi, e con quale altro scatto sono riuscito a prendere la valigetta e ad uscire dalla stanza prima che mi sparassero. Iniziai a correre per tutti i corridoi della villa, cercando un punto dove nascondermi. In quel momento ero io, contro tutti. Non mi sono mai trovato in situazioni simili. Da quando ho iniziato a vendere anomalie, gli affari sono sempre andati più o meno lisci. A volte succedeva che minacciavano di picchiarci ma riuscivamo sempre a calmare gli animi. Non mi è mai successo di rimanere da solo in queste situazioni… Spero solo stia bene…<"Cazzo-">. Un proiettile mi sfiorò la nuca, un altro mi passo a fianco ad un braccio. Probabilmente quello dopo mi avrebbe preso, quindi mi buttai giù per le scale, finendo al piano di sotto. Riuscii a nascondermi dentro un armadio, e rimasi lì a temporeggiare. Nel mentre sentii di tutto. Spari, urla, esplosioni… ma rimasi in silenzio. Dopo venti minuti gli spari intorno a me terminarono, sentivo solo prima dei presunti militari che si coordinavano per saccheggiare la casa, poi il silenzio. Aspettai per sicurezza altri dieci minuti prima di trovare il coraggio per uscire. Aprii lentamente la porta dell'armadio e sgattaiolai fuori. Intorno a me, la bellissima sala d'ingresso era ormai rovinata; fori di proiettile, bruciature, segni di esplosioni di granate, mura rotte e porte sfondate. Salii al piano di sopra, e in cima alle scale trovai lui: il Signor Sala, con un buco in testa. Procedetti oltre, provando disgusto più che pena; ma ora non mi interessava, avevo un'altra cosa in mente. <"Devo raggiungerlo. Non posso lasciarlo da solo…
Giosué01:09 AM, Risveglio
……devo tornare lì.">
Aprii gli occhi.
Non c'era più nessuno nella stanza. Solo io ed i quattro borsoni, che non si erano nemmeno degnati a portare via. La valigetta era sparita.
Mi alzai, ancora un po' scosso dall'accaduto e soprattutto disorientato. Dov'erano finiti tutti? E perchè adesso era tutto così calmo?
Con più domande che altro iniziai a vagare per la casa. Ogni parete era stata rovinata, ogni quadro distrutto, ogni porta sfondata; c'erano macerie ovunque, insieme ai corpi di tutte le guardie, perforati da proiettili di ogni tipo. La bella villa che avevamo raggiunto poche ore prima, ora era solo dimora di morte.
Continuai a girare per le stanze per un po', finché non trovai una finestra che dava sul cortile, e timidamente mi affacciai.
In giardino c'erano gli stessi tre furgoni blindati che avevo visto la sera stessa, ma erano insieme ad altri identici; saranno stati una decina. Inoltre c'erano con loro i presunti padroni delle vetture. Essi erano dei soldati, ma non vestiti come dei comuni combattenti. Da come si muovevano si poteva intuire che avessero armature pesanti e fossero ben armati, ma per nascondere le loro attrezzature, avevano addosso delle vestaglie totalmente nere, a parte per una grande croce dorata sul petto ed altre croci più piccole sulle braccia e gambe; il volto era coperto, come tutto il resto del corpo, da maschere anti-gas, passamontagna ed elmetti.
"Chi sono? E cosa ci fanno qui?" mi chiesi. Le domande aumentavano con il passare del tempo. "Sono forse uno di quei gruppi ostili di cui il mio socio mi parla tanto? Vogliono la valigetta? Vogliono me ed il mio socio?"
…Non è più qui… ti prego fa che stia bene…
"Aspetta…"
Iniziai a correre per i corridoi in cerca del mio socio, tornai alla stanza, ma non lo trovai, cercai per tutti i corridoi e le stanze. Vuote. Trovai solo mobili rotti e macerie. Continuai a correre per tutte le stanze, aprendo ogni tipo di porta, armadio, cassa, e cercando ovunque. Non mi preoccupai del baccano che stavo facendo, ma qualcuno ci fece caso.
Dopo essere uscito dalla ventesima stanza in cui ho cercato, mi ritrovai nel corridoio a faccia a faccia con una figura umanoide; era uno di quei soldati che avevo visto in cortile. Mi puntò il suo fucile e mi disse |"Fermo"|.
Mi bloccai all'istante, sentivo il sangue gelarmisi nelle vene. Non riuscivo a muovere un dito, ero pietrificato.
La figura si avvicinò puntandomi il fucile contro, e con voce calma e pacata disse |"Mani in alto"|.
Io obbedì. Non sapevo chi costui fosse, cosa volesse, o se ne sarei uscito vivo. Lui rimase in silenzio per una decina di secondi, poi mi chiese, sempre con calma, chi fossi e cosa ci facessi lì. Balbettai un po' nel tentativo di tirarmi fuori di lì, e proprio in quel momento, nel peggior momento in cui potesse arrivare, lo vidi. Era il mio socio, con la valigetta in mano, che correva verso di me. Aveva sentito anche lui il casino che avevo fatto ed era venuto a vedere se ero lì. Beh, alla fine mi ha trovato, però non c'ero solo io.
Alla visione della figura si fermò di scatto anche lui, ma anche lei si immobilizzò; probabilmente non pensava che ci fossero altri sopravvissuti nella casa. La tensione si tagliava col cucchiaio, molto peggio di qualunque compravendita avessimo mai fatto. Sentivo la figura che respirava pesantemente sotto la maschera. Tutti avevamo paura l'uno dell'altro.
|"Alzate le mani e mettetevi contro il muro."|
A queste parole, sapevo che era arrivata la fine. Ci mettemmo al muro e sentii la figura che caricava il suo fucile. Guardai il mio socio un'ultima volta, gli sorrisi pensando a tutto quello che avevamo passato insieme. Lui mi guardò con la stessa espressione, ed una lacrima gli scese per il volto.
Mi girai e chiusi gli occhi.
Tre.No
Due.Perchè devo farlo?
Uno…Non ha senso…
…Tutto questo non ha senso. Perchè devo sottostare a questi ordini stupidi? Perchè continuiamo a distruggere ogni artefatto che troviamo? Solo per far felice quel vecchio maledetto a San Pietro? Niente di tutto questo ha senso…
Sai cosa? Fanculo la chiesa. Fanculo il papa. Fanculo tutti. Io me ne vado.
Ma nulla accadde.
Aspettammo almeno una decina di secondi, poi io ed il mio socio ci girammo. La figura aveva abbassato l'arma, e la si poteva sentire bisbigliare qualcosa da sotto la maschera.
Eventualmente tornò in sé, e disse |"Non ha senso."|.
Non lo capimmo inizialmente, ma intuimmo che non era quella la nostra fine, e tirammo un sospiro di sollievo. Visibilmente motivato, il soldato ci disse |"Venite con me, vi porto fuori di qui."|. Prese dalle mani del mio socio la valigetta, entrò nella stanza della trattativa e prese a tracolla un borsone, ci ammanettò e ci portò nel cortile sul retro. Non avevo ancora visto quella parte della casa, ma sicuro quello non era il momento migliore. Come il cortile anteriore, era tutto ben curato… e dico era perché quando ci passai io non lo era più. Il dettaglio più macabro che notai fu la piscina, ormai piena di cadaveri delle guardie, e rossa del loro sangue.
Salimmo sulla macchina che presumibilmente era del Signor Sala. La figura si mise alla guida, il mio socio al suo fianco e io sul retro. Partimmo via sfrecciando nel buio della notte. Passammo di fianco alla discoteca che aveva fatto benissimo il suo lavoro, tenendo nascosto al pubblico tutto il baccano.
Questo fu l'ultimo dettaglio che notai, prima di crollare sui sedili posteriori della vettura.
Giovanni14:28, Nuovo giorno, Nuovo inizio
Aprii gli occhi con il sole che già era alto nel cielo. Dentro la macchina insieme a me c'eravamo solo io, il mio compare ed uno dei borsoni; la figura misteriosa era sparita.
Uscii immediatamente e cercai di capire dov'ero. Mi trovavo di nuovo in riva ad un lago, ma non era lo stesso del giorno prima. Era molto più grande, e si potevano vedere due isole che svettavano sull'acqua immobile. Riconoscevo questo lago, ci ero stato qualche volta da bambino con la mia famiglia, e alla fine non era troppo lontano dal precedente. In pratica, siamo passati da un lago all'altro.
Vagheggiai per la costa, fino a quando lo trovai. Era lui, la figura di ieri sera, ma si era tolto la maschera ed il manto; alla fine era come tutti noi altri. Stava seduto sulla sabbia della riva osservando l'acqua. Accanto a lui, la valigetta, vaso di pandora sigillato che però ci aveva afflitti comunque con la sfortuna.
Lui non si girò, ma mi sentì arrivare.
|"Ben svegliato"|
"Cos'è successo? Dove siamo? E perchè tu-"
|"Hey hey, rilassati, vieni qui, siediti"|
Mi sedetti accanto a lui.
|"Ah… mi serviva un po' di riposo."|
Non parlai, ma avevo la testa piena di domande. Mi feci sfuggire un leggero sospiro che in qualche modo lui sentì, e mi capì all'istante.
|"So che sei confuso su tutto ciò che è successo, ma non preoccuparti. Siamo al sicuro per ora."|
"Quello che è successo ieri…" Mi girai verso la valigetta "…è legato a questa?"
|"Già. Quei fanatici la volevano così tanto che hanno fatto una strage senza preoccuparsi."|
Lo vidi che si mise a ridere, io restai in silenzio.
|"E poi si giustificano dicendo che lo fanno per Dio. Che idiozia…"|
"Ma tu non sei dei loro?"
|"Ero… almeno fino a ieri sera. Visto che sono scappato insieme a voi ora mi vorranno morto."|
Non avevo ancora chiarissimo chi fossero gli uomini di ieri sera. Però avevo iniziato ad intuirlo. Mi è sempre stato detto che c'erano diversi gruppi che lavoravano con le anomalie, ma al massimo avevo incontrato qualche gruppetto di cultisti. Non mi era mai capitato di vedere niente di più grande ed organizzato: loro erano uno di questi.
|"Comunque ancora non mi sono presentato, piacere."|
Gli strinsi la mano e mi presentai, ed a quel punto iniziammo a parlare del più e del meno. Passò penso mezz'ora quando finimmo di parlare, e per concludere lui disse:
|"Quindi, parlando di cose serie, non è più sicuro stare qui. Né per me, né per te, né per l'altro in macchina. Penso sia meglio che abbandoniamo questo posto e scappiamo il più lontano possibile, quelli ci staranno cercando come cani."|
Mi fermai un attimo a pensare, poi dissi "Hai ragione." e lui si alzò, in direzione macchina.
Mi lasciò da solo con la valigetta. Quella maledetta valigetta. Ormai non aveva più senso stare lì a guardarla sperando di venderla a tanto. Quindi, a questo punto, decisi di aprirla.
Dentro trovai una scatoletta, con delle lenti a contatto al suo interno. Pensavo ci fosse qualche tipo di arma, o gioiello in oro, ed invece… delle normalissime lenti a contatto. Fermai l'altro che stava andando via mentre era a metà strada.
"Davvero!? Tutto sto casino per delle lenti a contatto!?"
Lui si fermò, si girò lentamente e guardandomi mi disse.
|"Non sono comuni lenti a contatto. Curano da qualsiasi male il tuo occhio possa avere e ti permettono di avere una vista migliore se indossate. È quello che si definirebbe un 'Oggetto divino' ma sinceramente questa definizione fa schifo. Chiamalo artefatto, anomalia… come ti pare"|
Poi continuò a camminare verso la macchina.
Io misi la scatola con le lenti in tasca, mi girai verso il lago, sapendo che sarebbe stata probabilmente l'ultima volta che l'avrei visto, lasciai la valigia indietro e lo seguii a ruota.
Quando arrivammo alla macchina il mio socio si era ormai svegliato. A quanto pare aveva già parlato, la notte prima in macchina, anche lui con il nostro nuovo membro della squadra; quindi non ci perdemmo in convenevoli e ci mettemmo a decidere quale sarebbe stata la nostra destinazione.
<"Io dico di fuggire al nord, ho qualche contatto lì su che potrebbe tenerci al sicuro">
"Dici che è abbastanza lontano?"
|"Penso di si, ai papali gli peserà il culo ad arrivare fino a lassù"|
<"Perfetto. Quindi, che destinazione scegliamo?">
"Mhh… che ne dici di Aosta?"
<"Mh… mi piace">
|"Ci sta"|
<"Aosta sia?">
"Che Aosta sia."
Salimmo in macchina e partimmo, verso una meta lontana, per iniziare una nuova vita.


