BANG!
E l'ultimo, finalmente è morto. Riprendere il Campo Nettuno è stata dura, ma abbiamo vinto. Chi lo avrebbe mai detto che United Researchers sarebbe stata così facile da battere. Devo solo tornare dalla squadra.
Dirigendomi verso la posizione della squadra, una tormenta inizia, che normalmente non sarebbe tanto un problema, ma l'elettricità è a terra, e ciò significa che non c'è niente con cui scaldarsi sul momento, bisognerà raccogliere della legna, ma è pericoloso, soprattutto per le tende, mi chiedo se- Ah, eccola la mia squadra. Li ho addestrati personalmente, tutti quanti. Mi avvicino e… perché manca metà squadra? E perché l'altra metà è per terra?
Corro verso uno di loro per vedere come sta, ma la tormenta, che oramai era diventata intensa, per un momento mi acceca, e lì, un uomo solamente steso, si trasforma in una poltiglia vagamente umana. Arti tagliati, cranio aperto e un buco nel petto. Alzo lo sguardo e vedo che tutti quanti sono in una condizione simile, ma solo Jean è in piedi.
"Che succede?!" dico con forza verso Jean. Lui non risponde. Mi guarda in silenzio e basta. "Che stai facendo?! Rispondimi! È UN ORDINE" urlai. Poi lui mi risponde con un tono mogio:
"Ordini… ordini… ordini… Non ti rendi conto di quello che hai fatto?"
"TI HO DATO UN CAZZO DI ORDINE TENENTE, DIMMI CHE CAZZO SUCCEDE."
"Non sono il tuo tenente." Mi rispose la figura, che, tolto il casco da moto, si mostrò essere… me? No, una parte di me. Capelli più lunghi avvolti attorno al collo come una sciarpa, occhi non più azzurri ma verdi che non solo mi guardano, mi scrutano, come un giudice annoiato che ne ha viste di tutte. "Sono te, anzi, la parte giusta, di te."
"La parte giusta?"
"Quella con empatia, che non da ordini, perché sa che fanno male e sa che l'unica soluzione corretta era semplicemente andare a lavorare da qualche altra parte." Disse questo piccolo specchio della mia anima, decisamente arrabbiato e scocciato.
"E adesso guarda. 6 valorosi uomini, morti a causa tua. E molti altri in altri tempi. Per non parlare di-"
"SÌ! HO CAPITO!" Urlai, non solo per rabbia, ma anche per evitare di far riaffiorare le memorie della guerra. Memorie di sofferenza e morti inutili che voglio solo dimenticare…
Ricorda Lupus. Respiri. Respiri profon-
"PER QUANTO VUOI STARE LÌ EH? PENSI SOLO ORA A LORO?!"
Non ho pensato. Ho solo agito. Il fucile che avevo ancora in mano lo ho gettato a terra e sono saltato addosso a questo altezzoso e spocchioso figlio di puttana. Ma mi ha semplicemente scansato e caddi a terra nella gelida neve insanguinata.
"Sei patetico. Non dobbiamo mai dare ordini, PERCHÈ QUESTE SONO LE CONSEGUENZE."
Rialzandomi, vidi i cadaveri maciullati dei miei compagni rialzarsi con urla disumane. Appena si misero 'in piedi', mi fissarono pure loro con gli occhi cavi, dritti nell'anima. Pensai di sparare con la pistola, ma qualcosa mi blocca, un istinto che mi dice di non farlo. Mi rialzo pian piano, e con il mio respiro caldo che si condensa nella tempesta di neve che per un attimo si rallenta, feci:
"Ma abbiamo vinto, no?"
"Come prego?" Rispose lui, con un tono a dir poco allibito.
"Le loro morti non sono state invano. Abbiamo vinto. La United Researchers è alle corde. I talebani avevano indietreggiato. Avevamo vinto."
"Vittorie vinte con il sangue di innocenti." Disse inviperito
"Innocenti? Forse. Di sicuro noi non lo siamo. Inoltre, il sangue non è solo loro, è anche nostro. In questo campo il sangue non è solo di compagni e nemici, è anche nostro." Le mie vecchie ferite si rimostrano e lentamente si aprono. Continuai:
"Queste chi le porta, eh?"
"Beh… Se non ti fossi comportato in quel modo, sarebbero ancora tutti vivi!"
"Perfavore, la rivolta era pianificata da molto tempo. Io tentavo di dare disciplina ai miei uomini, e un po' sono riuscito a impartirla. Sapevano perfettamente che la loro vita era a rischio quando sono entrati nella CEA, e soprattutto nella mia unità."
Uno ad uno, i corpi cominciano a unirsi alla tempesta di neve, donandole un tocco cremisi. Rimase solo lui.
"Mi mancheranno, certo. Ma questo non significa che non dobbiamo andare avanti o nasconderci. Il mio nome è Lupus, Lupus Serraval e andrò avanti, sia adesso che per sempre!"
La tempesta si intensifica per un po', i miei sensi di colpa scomparsi nella tempesta, e poi, quando essa si dirada, l'unica cosa che rimane è una piccola nevicata rossa.
Feci un respiro profondo.
…
E ritornai alla foresta di sopra.
BOOM!
Cos'era quello?! Corro verso la fonte dell'esplosione nei corridoi bui e danneggiati della Sede Saturno. Non sono mai stato più di tanto in questo posto dato che non è la mia base, ma sono piuttosto sicuro che prima dell'insurrezione era meglio di così.
Un fioco bagliore rosso mi guida per la sede, allarmi iniziano a suonare a piena potenza fino a che la luce mi conduce, davanti alla porta della mensa, che non era solo chiusa, ma si era trasformata in una cazzo di porta in metallo con una piccola finestra che pian piano si copriva di un liquido scarlatto. Tento di sfondarla in tutti i modi, ci sparo contro, ci tiro una granata contro, la prendo a calci, a pugni, sento urla all'interno della stanza, di voci che riconosco, Ciro, Forchetti, Tea, Wolf, Marco e tanti altri sono chiusi in quella stanza e io… non ci posso fare niente.
Mi sento inutile davanti a questo massacro. In rabbia prendo di nuovo a pugni la porta. Le mie mani pian piano si insanguinano di rosso, e più il sangue copre le mie mani, più la porta si danneggia e, con un ultimo pugno, la porta cade.
La porta di acciaio sbatte con forza sul terreno e posso finalmente vedere chi ha fatto tutto questo. E vedo, su un tavolo, con in mano il corpo senza vita di Tea, una figura luminosa che allo stesso tempo non emette luce. Il suo "sguardo" incrocia il mio, per poi lanciare via su una parete il corpo del dottore.
Il silenzio rimane nell'aria per 2 secondi, poi un colpo lo rompe. Istintivamente ho sparato a questo essere, che però sembra… incurante della sua ferita nel petto, che si rigenera all'istante.
Il mio stupore viene interrotto da una domanda, detta da una voce uguale alla mia e chiaramente furiosa:
"Che cosa hai fatto?"
La domanda rimane nell'aria per qualche secondo, per poi venire ripetuta, con la luce della creatura che pian piano si spegne mostrando il vero corpo di sotto:
"Tu adesso mi dici che cosa hai fatto."
Non trovo risposta, perché non capisco la domanda, e lui elabora:
"Hai ucciso, hai ferito, hai danneggiato, ma non abbiamo ancora. Salvato. Nessuno."
La luce si dissipa completamente, fatta eccezione per i luminosi occhi gialli di me stesso. Sento però che qualcosa è diverso, mi guardo attorno e vedo che la mia rossa guida adesso si è sparsa per tutta la stanza, sostituendo le luci del soffitto.
"Pronto? Terra chiama Lupus. Sono aspettando una risposta."
Mi riprendo dalla mia osservazione e un po' confuso gli rispondo:
"Eh? Si, scusa è che stavo guardand-"
"Non me ne frega niente di che guardi, voglio che tu mi risponda. E non mi ripeterò per una quarta volta: Abbiamo ucciso, ferito, ma mai salvato, quindi, adesso dimmi. Che cosa hai fatto di utile?" Mi interruppe infuriato, i suoi occhi ora più accesi di prima.
"V-vedi, i frutti del nostro lavoro non li ved-" Non riesco neppure a concludere la mia risposta la quale non lo avrebbe comunque soddisfatto, che mi interruppe di nuovo.
"AH SÌ? PERCHÈ IO GLI UNICI FRUTTI CHE HO VISTO, SONO STATI SOLO PERSONE CHE CI VOGLIONO MORTI." Urlò, facendo tremare la fatiscente struttura, che ha ormai preso un forte colore scarlatto. Poi fece un respiro profondo, ed estrasse una spada.
"Da adesso il controllo lo prendo io."
Fece un singolo taglio.
…
E caddi nell'abisso.
SHIIING…
Il suono della mia spada che viene estratta dal suo fodero è il segno del mio ritorno. Una figura familiare davanti a me, è seduta al mio posto. Adesso la domanda tocca a me:
"Che cosa hai fatto?"
La figura si alza e finalmente mi guarda negli occhi, i suoi occhi gialli incrociano i miei e senza esitazione risponde:
"Ho fatto quello che hai fatto tu, no?"
"No. Io ho ucciso e ferito per un motivo. Tu invece no. 150 poliziotti stesi quando li potevi tranquillamente ignorare, siamo stati arrestati dalla nostra stessa agenzia e poi sei corso da Lui appena non sapevi cosa fare senza ferire nessuno, e adesso siamo nel bel mezzo del cazzo di nulla. Appena hai preso il controllo hai fatto solo danni. Neppure tu sei capace di mantenere la promessa. Sono venuto qui per riprendere ciò che è mio."
"Ho capito."
Una spada appare tra le sue mani. Fece un respiro profondo, sospirò e fece:
"Fatti avanti."
Il vuoto ci fa da scenografia, un potere che non è nostro ci guida e rabbia controlla entrambi. E le nostre lame nere iniziano ad incrociarsi.
I nostri movimenti sono sincroni, ma qualcosa sembra… fuori posto.
Parata, colpo, taglio. Ogni singolo attacco, ogni singola parata è uguale a quello che fa l'altro. Un passo verso destra viene risposto da uno di sinistra. Ma quel sentimento non sparisce.
Ogni volta che una lama si consuma o si spezza, ne creiamo una nuova, ogni arto tagliato viene rigenerato, colorando di rosso il pavimento sotto di noi.
Lui si teletrasporta in un posto, gli sono subito dietro, ma quando lo faccio io…
Un'affondo mi sta per attraversare da dietro ma uno scudo di pura energia mi protegge. Lui ci sta osservando. E a quanto pare ha un preferito…
Dopo un ultimo fendente, siamo sbalzati ancora una volta l'uno lontano dall'altro. Ma, stavolta, uno spiraglio di chiarezza mi illumina la mente e, dopo profondo respiro, dico: "Basta."
Lui, attonito, spalanca le braccia e mi fa: "Che cazzo vuol dire bast-"
Non conclude la frase, che un colpo di mano alla sua gola lo stende, mandandolo K.O. Avevo considerato di tagliargli la testa, ma comunque lui è una parte di me.
"Con la forza siamo alla pari, forse sei addirittura più forte."
Dissi per poi toccarmi con un dito la testa: "Ma dalla rabbia non esce mai una vittoria. E adesso sparisci."
Il corpo disteso scompare, un'altra parte è domata.
…
E una forte luce bianca mi acceca.


